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Montebarello 155, nasce il marchio per il lambrusco delle nostre colline

Giovanni Medici
Montebarello 155, nasce il marchio per il lambrusco delle nostre colline

Presentato il progetto, partito con dodici produttori. L’obbiettivo è creare un biodistretto e la Docg dal ministero

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Il lambrusco Grasparossa prodotto in collina ha bisogno di essere valorizzato. Ne sono convinti i 12 produttori che, per primi, hanno dato vita al progetto Montebarello 155 (dove Castelvetro è capofila), un marchio collettivo che ha l’obiettivo di creare un bio-distretto basato sulla salvaguardia delle biodiversità e della tipicità e che abbraccerà almeno 9 comuni modenesi, da Savignano a Prignano.

Presentato ieri da Mirco Gianaroli, presidente del Consorzio Castelvetro di Modena V.I.T.A., Montebarello 155, nel rispetto delle linee guida del disciplinare della Doc Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, diventa realtà con una sorta di regolamento ad hoc che vuole qualificare le produzioni vinicole collinari e le loro caratteristiche particolari.

«Il mercato assegna la medesima quotazione delle uve – spiega Gianaroli – ma coltivare la vite in collina è più complicato e costoso che altrove. Le nostre rese per ettaro ad esempio sono di 110 quintali contro i 180 della pianura e si sono verificati casi di produttori che hanno espiantato le viti o si sono convertiti al Pignoletto per guadagnare di più. Noi crediamo nel nostro prodotto e amiamo la nostra terra: chi aderisce al progetto si impegna a coltivare la vite senza uso di diserbanti o a farlo nel prossimo futuro, a raccogliere i grappoli a mano e non a macchina, usando forme di potatura tradizionali, con rese più basse».

Obbiettivo di Montebarello 155 è quello dunque di un biodistretto che promuoverà, con il sostegno ovviamente del Consorzio del Lambrusco, l’agricoltura sostenibile e la riqualificazione della collina.

È pronto un marchio ad hoc (i gadget griffati Montebarello 155 sono già pronti) e che si spera possa anche aumentare il valore economico dei terreni e dare vita a nuove forme di turismo, come si dice oggi, “esperienziale”: magari stimolando il ricambio generazionale. Potenzialmente si potrebbe arrivare ad una ventina di produttori di uve e aziende vitivinicole coinvolti e il sogno non nascosto è quello di ottenere prima o poi dal Ministero una DOCG specifica. Le Cantine sociali e le aziende in questi anni hanno investito in comunicazione e si sono aperte al pubblico: i turisti, anche stranieri, hanno imparato a conoscere le nostre colline e gli alberghi della zona sono tutti prenotati da gennaio per la Sagra dell’Uva che sta per iniziare: d’altronde i consumatori apprezzano un prodotto come il vino quando si sposa con un territorio che ne aumenta l’eccellenza.

E s’inizia a comprendere, istituzioni in primis, quanto la sfida della sostenibilità ambientale e sociale sia importante per il futuro.

Castelvetro tra l’altro, la notizia è stata data ieri mattina dall’assessore al Turismo Giorgia Mezzacqui, nel giugno 2020 sarà la sede del concorso internazionale La Selezione del Sindaco promosso dall’associazione Città del Vino e che porterà nelle terre dei Rangoni giornalisti, enologi e tanti enoturisti. «Da ottobre lavoreremo per organizzare questo importante appuntamento – ha detto Mezzacqui – la sede sarà il Castello di Levizzano».

Mentre si va a cominciare la vendemmia 2019 («Siamo in ritardo ma nella norma se guardiamo a 10 anni fa. E la qualità – conferma Gianaroli - sarà molto buona») rimane solo da chiarire cosa significhi il nome Montebarello 155.

Tra Solignano alto e Castelvetro le antiche mappe riportano questo toponimo, un luogo dove gli scavi archeologici hanno riscontrato insediamenti umani dell’età del bronzo, i primi della zona e dove presumibilmente si coltivava la vite; 155 metri è invece l’altezza media di quest’area.

Presente e passato insieme dunque, nel nome del Grasparossa. —



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