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Modena

sentenza per pietro ragazzo 

Condannato a sedici anni per l’omicidio di Cavaliere

S.TO
Condannato a sedici anni per l’omicidio di Cavaliere

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Sedici anni di carcere, un anno in meno di quanto ne avesse richiesto il pubblico ministero. È questa la sentenza emessa dal tribunale di Modena e pronunciata del giudice Andrea Scarpa nei confronti del 51enne Pietro Ragazzo in merito all’omicidio di Raffaele Cavaliere. Si tratta dell’imprenditore edile 66enne ucciso nel giugno dell’anno scorso da decine di colpi di cutter alla gola. Il processo, che si è svolto con rito abbreviato, vedeva infatti come unico imputato Pietro Ragazzo, originario di Avellino, residente in città in zona Musicisti e socio della vittima nella Millenium Srls di via Pergolesi. Tra i due correvano cattivi rapporti per via di dissapori legati a problemi economici. Cavaliere è stato ucciso il 12 giugno del 2018 e ritrovato abbandonato nella sua auto all’angolo tra via Mavora e via Emilia a Gaggio di Castelfranco. Nel giro di 24 ore gli uomini della squadra mobile rintracciarono e bloccarono quello che loro era il responsabile dell’omicidio. Quattro gli indizi per loro fondamentali: immagini della videosorveglianza stradale lungo la Via Emilia, i tabulati delle celle telefoniche che indicano a quell’ora e in quel punto il telefono di Ragazzo, che a tarda notte chiama una persona per chiedere un passaggio. Quella persona arriva a prenderlo proprio in via Mavora al lato del bar tabaccheria dove era già parcheggiata l’auto col cadavere. Terzo indizio: il cutter. È un coltellino che lo stesso Ragazzo avrebbe aiutato a ritrovare. Il 51enne Pietro Ragazzo non ha mai confessato il delitto, anzi tramite il suo legale Mario Marchiò, ha sempre sostenuto di essere stato incastrato da tre persone. «Sono estremamente perplesso - ha riferito l’avvocato Marchiò - Nella mia carriera non ho mai visto un processo indiziario come questo, con tanti contro-indizi e tante contro-prove: non si arrivava neanche volendo al ragionevole dubbio. In un processo indiziario gli indizi devono essere concomitanti, devono essere univoci, devono essere gravi e precisi. In questo caso non c’era nessun indizio che non fosse contraddetto da altri indizi. Quindi ad esempio c’erano due telefoni su due auto diverse, quindi era difficile pensare che fosse stato Ragazzo a portare Cavaliere a Gaggio. Insomma una serie di cose che falsificavano qualunque tesi e qualunque ipotesi. Noi stessi non siamo riusciti a ricostruire una teoria: qualsiasi cosa si pensi ci sono sempre contro-indizi. Faremo appello: è un processo indiziario che non può portare alla condanna». —

S.TO

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