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Festival Filosofia 2019

Festival filosofia, secondo giorno: la persona oggi tra odio e amore

Festival filosofia, secondo giorno: la persona oggi tra odio e amore

Recalcati, Marzano, Ercolani:uomo e violenza tra natura e social

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Il tema, il ruolo, l'essenza della 'personà è al centro delle lezioni magistrali di questa edizione del Festival Filosofia e naturalmente il rapporto con l'altro, il discorso su fratellanza, amore o odio e violenza si affaccia in vari interventi. In tempi come questi in cui prevale la tendenza alla chiusura, alla paura, e i problemi di sicurezza arrivano sino a negare quelli di apertura all'altro, Massimo Recalcati, psicanalista e docente al'università di Verona, trova non sia fuori luogo, anche se può apparire scomodo o provocatorio, rifarsi alla figura biblica di Caino che uccide suo fratello Abele.

Lo studioso esordisce con affermazioni forti, più che ad effetto: «l'essere umano porta in sé la tendenza al crimine come realtà connaturata che non è quindi una regressione animale, anzi nel mondo animale una storia di secoli di crimini, guerre, odi non esiste» e «la fratellanza non è un fatto di sangue, di stirpe e appartenenza, non è qualcosa di naturale». Nella Bibbia, ricorda, la storia dell'uomo si apre non a caso col gesto fratricida di Caino, non con un atto d'amore, di apertura, di dono di sé: tutte cose che vengono dopo il sentimento di odio, dopo la violenza per la lotta per la sopravvivenza personale.

Una violenza non necessariamente legata a una minaccia esterna, allo straniero, ma che colpisce chi ha lo stesso sangue, il fratello. Per Recalcati bisogna riflettere sino in fondo sulla figura di Caino per non pensare alla fratellanza in maniera idealistica, che sarebbe fuorviante. Per aiutarci a capire fa riferimento alla figura mitica di Narciso, affermando che la violenza nasce sempre dal narcisismo.

Caino è il privilegiato, il più amato, il primo uomo concepito sulla terra e Abele sarà il 'figlio aggiuntò, l'intruso che gli azzera la sua unicità attirando quindi il suo odio (l'arrivo dei fratelli minori crea sempre problemi di identità e sicurezza) e la violenza, che è negazione della libertà dell'altro, mentre l'amore ne è il riconoscimento. Per arrivare quindi alla fratellanza e uscire dal tunnel della violenza cè bisogno del passaggio attraverso l'assunzione di responsabilità:da «Non sono il guardiano di mio fratello» a «La mia colpa è troppo grande per essere perdonata». Un senso di responsabilità verso i nostri atti che è una figura dell'amore in senso etico che umanizza il crimine e l'autore, il quale altrimenti resterebbe un crimine in assoluto e Dio non potrebbe lasciare in vita Caino, spezzando la spirale della violenza, condannandolo però a andare per il mondo essendo riconoscibile («Nessuno tocchi Caino»).

Detto questo, ecco arrivare da un'altra lezione la parola su identità e amore di Michela Marzano, docente di Filosofia morale a Parigi e autrice di romanzi di successo come «Idda», in cui al centro c'è la perdita di memoria di una donna affetta da Alzheimer che riesce a dire però ancora al figlio «ti amo». Pare sia l'unica frase che non scompare mai, anche in presenza di degenerazioni neurovegetative, come se solo l'amore potesse mantenere in vita: «per fortuna l'oblio riesce a cancellare tutto - sottolinea la Marzano - tranne quelle relazioni umane che hanno nutrito l'esistenza, dando così consistenza a un'identità che non sia solo semplicemente frutto della memoria individuale, ma dei legami affettivi che si intrecciano durante tutta una vita».

Questo mentre in Rete, i Social stanno provocando una mutazione antropologica, secondo Paolo Ercolani, docente di Filosofia dell'educazione all'università di Urbino, essendo i luoghi dell'esasperazione del narcisismo (e di qui appunto violenza verbale e intolleranza per l'altro) che annulla dialogo e conoscenza riducendosi a maschera, a un profilo virtuale che chiama a funzionare più che a pensare, illudendo di essere un soggetto. Per uscire dal tunnel di questa tecnologia per Ercolani etimologicamente diabolica, aggettivo che deriva dal verbo diaballo che vuol dire dividere, bisognerebbe educare sin da giovanissimi a un uso diverso dei social, facendone vero punto di incontro, vera agorà virtuale di dialogo e scambio, quindi di crescita personale e democratica, in ultima analisi di fratellanza.

Paolo Petroni

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