Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia 2019

Le parole del filosofo diventano un antidoto E così c’è chi supera un po’ delle sue paure

Arianna De Micheli
Le parole del filosofo diventano un antidoto E così c’è chi supera un po’ delle sue paure

A Sassuolo Oliver Roy parla di cristianesimo, valori europei e islam Il pubblico lo ascolta trovando risposte a dubbi e timori sull’attualità 

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SASSUOLO «Imparare la materia che più ti piace, conoscere le lingue, studiare le religioni. Ecco i miei punti fermi. Sì, sono qui per ascoltare la lectio di Roy. Non lo conosco. Motivo per cui mi interessa. È una voce nuova». Panama ben calato in testa - fa molto Roosvelt - per tenere a bada un sole di settembre che pare agostano, occhiali scuri, barba bianchissima. Giulio ha le idee chiare. Come peraltro la maggior parte delle persone che siedono in prima fila.

In attesa di Olivier Roy: un’incognita che suscita aspettativa. Qui nessuno o quasi sa chi sia. Sassuolo, ore 16.30, piazza Garibaldi. È tempo della lectio magistralis di un retore inedito al Festival. “I valori d’Europa sono oggi valori cristiani? Che cosa ci oppone all’Islam?”. Sono queste le domande d’esordio. Quesiti attuali che pretendono risposte articolate e complesse.

Politologo ed islamista francese, Roy è uomo dall’eloquio tutt’altro che scontato. Classe 1949, forte di una cattedra - tra l’altro - all’Istituto Universitario Europeo di Firenze, il professore è rodato consulente del ministero degli Affari Esteri francese. «Studio filosofia al liceo Muratori» sussurra timida Valentina. Accompagnata da papà Luciano, fan della prima ora di Galimberti - «lo seguo ogni anno perché parla come me» - Valentina ammette di non aver mai sentito nominare il francese. Altro non aggiunge. Papà è lesto a rubarle la parola. «Ah, io sono selettivo. Con l’età succede. Ma lei… assorbe tutto come una spugna». È dunque lecito sperare che Roy possa lasciare un segno duraturo nell’animo di una pensatrice in erba? Intenzionate a non perdersi un solo verbo sono Paola e Graziella, entrambe in pensione. In pole position ai blocchi di partenza con taccuino e penna in mano, sembrano cercare consolazione. Abitano un mondo ormai alieno che non riescono più tanto a comprendere. Di Roy citano solo il titolo della lezione, ma sono pronte a portarlo in palmo di mano. Sempre che dica ciò che vogliono sentire. «Siamo molto curiose - la voce è di Paola - Soprattutto siamo cristiane cattoliche. Chissà che dal professore non arrivi qualche spunto utile. Ormai ce ne sono tanti qui di islamici, dicono che dobbiamo integrarli. Ma se la maggior parte di loro non ha intenzione di integrarsi…».

E i puntini di sospensione svelano un profondo smarrimento. «Magari riusciamo a comprendere come due culture così diverse possano convivere» le fa eco Graziella. Che forse, almeno un po', crede nella quadratura del cerchio. E che, nel momento del congedo dal politologo prestato alla filosofia dirà, quasi felice: «Mi è sembrato un antidoto alla paura. È stato rassicurante, esaustivo». Più compassata Paola: «Non si possono trovare soluzioni così, su due piedi».

Per poi concedere: «Ma per essere la prima volta che viene al festival…». Dai, se l’è cavata. Piuttosto bene dal nostro punto di vista. «Fino agli anni Sessanta - e torniamo sul filo del Roy pensiero - i valori morali secolari sono valori cristiani secolarizzati. Quindi si sviluppa un nuovo paradigma antropologico che riguarda tanto la sessualità quanto la famiglia». Insomma, l’uomo molla i freni e diventa “desiderante”. Ci sta. Perché «il desiderio non è più associato al peccato».

A fronte di un’Europa di fatto pagana dove la difesa dell’identità cristiana è alla mercé di un populismo perlopiù becero che dei simboli religiosi fa bandiera «trasformandoli in particolarismi locali», è l’Islam, secondo Roy, a lanciare una sfida all’Europa stessa. «La frattura nel mondo cristiano oggi concerne anche le più alte gerarchie della chiesa. Da un lato si promuove l’accoglienza, dall’altro si teme che l’invasione di massa significhi la fine dei valori della cristianità».

E in piazza Garibaldi, la fine della lezione, non è uguale né condivisa. Conflittuale, seppur in modo sobrio. Se infatti a Giulio, che ora si è tolto il panama, Roy ha detto poco - «un discorso in superficie che non mi ha lucidato il cervello» - per Valentina il professore sa di bella scoperta: «Ora so cose che non sapevo». Quali? Chiedete troppo. E per il padre Luciano? Roy è una conferma. «Mi ha ricordato cose che già sapevo. Ma di cui mi ero dimenticato». —


 

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