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Alzheimer, 12mila malati a Modena Nel 2030 saranno più del doppio

Giovanni Balugani
Alzheimer, 12mila malati a Modena Nel 2030 saranno più del doppio

Affetta da demenza una persona su tre dopo gli 85 anni Il dottor Fabbo: «È fondamentale la prevenzione» 

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Una malattia silenziosa si sta facendo largo nella nostra società, una società che di anno in anno invecchia sempre di più. La demenza senile, di cui l’Alzheimer è la forma più conosciuta e frequente, colpisce ogni anno in Italia 150mila persone. Solo a Modena e provincia sono 12mila (in città 3.500) gli anziani che soffrono di tale patologia e si stima che nel giro di dieci anni questo numero sarà più che raddoppiato.

Una malattia poco considerata da chi non ne ha avuto esperienza diretta, ma che come poche altre non impatta solamente il malato, ma tutto il mondo che lo circonda: in primis la famiglia che deve accudirlo e spesso sorvegliarlo.

LE FASCE D’ETà

«Le demenze - spiega Andrea Fabbo direttore dell’Unità Operativa Disturbi Cognitivi e Demenze dell’Ausl di Modena - sono un insieme di patologie neurodegenerative dovute a cause di varia natura. La statistica ci dice che ne soffre il 7/8% delle persone sopra i 65 anni, mentre dopo gli 85 la percentuale cresce fino al 33%: significa che una persone su tre ne soffre. Esiste anche una forma precoce che colpisce chi ha meno di 65 anni, ma si tratta di una forma molto più rara».

I SINTOMI

La malattia ha una durata molto lunga, tra i 10 e i 15 anni, e purtroppo tanti si rivolgono ai servizi sanitari quando è già in fase avanzata. E anche se ancora non esiste una cura, una maggiore attenzione ai dettagli sarebbe fondamentale per intraprendere tutta una serie di azioni che possono ostacolare il progredire della malattia, garantendo una migliore qualità della vita.

«I sintomi - sottolinea il dottor Fabbo - sono lievi disturbi della memoria o del comportamento: la persona è come rallentata, soffre di una certa apatia e non ha voglia di fare le cose. C’è poi difficoltà nel fare azioni complesse come guidare la macchina, fare i conti o pagare le bollette. In questa fase spesso si commette l’errore di incolpare l’età: “È vecchio”, si dice semplificando. Ed è sbagliato. Io ho in cura ultranovantenni che ricordano tutto perfettamente e 70enni con la demenza che non rammentano cosa hanno mangiato a pranzo. Solo dando attenzione ai dettagli, senza sottovalutarli, e rivolgendosi al proprio medico permette di effettuare la diagnosi. Ed è un bene anche per la famiglia».

L’ASSISTENZA

Chi si occupa dei malati Alzheimer trova nell’Ausl di Modena non solo tutte le informazioni necessarie per comprendere meglio la patologia, ma anche supporto psicologico: «Paradossalmente - prosegue Fabbo - è più facile occuparsi di un soggetto allettato che di un malato di demenza nelle prime fasi, poiché sono persone che guidano o che vanno a fare la spesa. Di più: vogliono fare tutta una serie di azioni a cui sono abituati. Per questo sorvegliarli è una occupazione stressante, che a volte necessita di aiuto psicologico».

La rete sanitaria a Modena e provincia si basa sulla collaborazione tra i medici di base e specialisti: ai primi spetta il compito di indirizzare le famiglie ai servizi e di occuparsi di monitorare il malato negli anni, ai secondi di effettuare la diagnosi e intervenire nei momenti di crisi: «Ogni anno facciamo più di seimila visite e controlli. Per quanto concerne i soggetti malati e le loro famiglie abbiamo un sistema collaudato di aiuti in collaborazione con i Comuni: centri diurni, possibilità di ricoveri per alcuni periodi e nuclei specializzati. Si tratta di strutture in cui gli operatori sono formati appositamente».

LA PREVENZIONE

Ma oltre alla cura c’è un altro aspetto fondamentale: la prevenzione. Il primo nemico degli anziani è la solitudine: «Le persone sole - osserva Fabbo - sono quelle più soggette a sviluppare le demenze. Le interazioni sociali, al contrario, sono positive, così come l’attività fisica e intellettuale, una corretta alimentazione e una vita non stressante. Un consiglio è quello di continuare a fare ciò che ci piace, porsi obiettivi. Sono concetti che ripetiamo negli incontri formativi che svolgiamo con i sindacati e nei circoli per anziani, perché sono proprio loro i primi a essere preoccupati dalla malattia».

La società italiana è tra le più vecchie in Europa: «Più invecchiamo, più ci saranno casi, è logico. Ed è necessario togliere il velo che nasconde le demenze, eliminare lo stigma della società: occorre informare e conoscere».

Per questo da domani e per una settimana l’Ausl, in occasione del mese mondiale per l’Alzheimer, ha organizzato una serie di incontri specifici a Modena e in tutta la provincia. —



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