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la ricerca 

Per il 62% della popolazione i centri diurni sono la soluzione

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In Italia sono 600mila le persone che soffrono di Alzheimer e che si trovano a confrontarsi, ogni giorno, con un progressivo declino della memoria e delle capacità cognitive, fino all’impossibilità di portare a termine persino i compiti più semplici. Numeri importanti di un fenomeno che però ha anche un altro volto: quello dei familiari che, in molti casi, si fanno carico in prima persona dell’assistenza al loro parente. Un'attività spesso svolta in maniera informale, che per un abitante di Modena su due (49%) ha il suo impatto più forte, provante, e complesso da gestire, sulla sfera psicologica ed emotiva. Lo rileva l’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare. Oltre agli impatti psicologici, il 17% dei modenesi menziona le ripercussioni sulle disponibilità economiche derivanti dai costi di cura e assistenza. Dati che trovano conferma in una ricerca Censis-Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), che ha quantificato a livello nazionale i costi diretti dell’assistenza in oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Un costo annuo medio, per paziente, di oltre 70mila euro, comprensivo dei costi a carico del Ssn, di quelli che ricadono sulle famiglie e di quelli indiretti, come i mancati redditi da lavoro percepiti dai pazienti o gli oneri di assistenza dei caregiver. L’aspetto più difficile da gestire assistendo un familiare affetto da Alzheimer è il cambiamento irrevocabile nella persona e nella relazione (30%), seguito dalla sua regressione psichica (23%) e dal rischio che il paziente possa far male a se stesso o agli altri (15%). Ma quali sono, nella percezione degli abitanti di Modena, i campanelli d’allarme del manifestarsi della malattia? I più caratteristici l’incapacità di svolgere azioni abituali (28%) e la dimenticanza dei nomi dei familiari (28%). Seguono il disorientamento spazio-temporale, che si manifesta ad esempio con lo smarrirsi per strada (21%) e l’incapacità di ricordare posizioni di oggetti dentro casa (15%). Quali sono le realtà e i soggetti che i modenesi percepiscono come più attivi sul fronte dell'Alzheimer? In primo luogo, le strutture e le cliniche private (23%). Seguono i servizi del Sistema sanitario (23%) e le associazioni nazionali o territoriali (19%). Quanto a specifiche attività sul territorio dedicate all'assistenza ai malati di Alzheimer, il 70% dei modenesi afferma di non conoscere progetti a riguardo. Per sostenere l’attività dei caregiver, oltre un modenese su due opterebbe per attività presso centri diurni (62%) e per servizi di assistenza domiciliare (53%), magari integrati da attività dedicate durante il giorno (23%). Un modenese su cinque vede inoltre una soluzione efficace nella flessibilità oraria (21%), che permette di conciliare la cura del proprio caro con l’attività lavorativa, senza dovervi rinunciare. Per affrontare e gestire con efficacia gli impatti psicologici, il 77% dei modenesi si rivolgerebbe infine a uno psicologo o psicoterapeuta, magari ricorrendo ad associazioni dedicate. Un ulteriore 11% andrebbe dal medico di base. —

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