Poesia Festival/ "La poesia cura la lingua della vita"
ROBERTO ALPEROLI
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L’uomo dimora nel linguaggio, com’è noto. E ora che la lingua è stata colpita al cuore siamo tutti più poveri.
In questi anni la nostra capacità di espressione si è ridotta. Anzi, si è immiserita, involgarita, incattivita.
La lingua è urlata nelle trasmissioni televisive, fatta a pezzi sui social, mortificata dalla mediocrità della politica, orfana dei comportamenti e dei modelli che, un tempo, ne sapevano custodire la vocazione civile.
Per questo siamo tutti più poveri.
Salvare la lingua significa, allora, salvare noi stessi, le nostre emozioni, i nostri pensieri che solo il linguaggio rende comprensibili e comunicabili.
Ed è qui l’importanza della poesia, che ha un valore civile perché difende le parole dallo sterminio di senso e cerca di mantenerle, per tutti, strumento di comunicazione profonda.
Perché la poesia purifica il linguaggio, rimette al mondo l’integrità delle parole. E curando le parole, cura noi stessi. In questo senso la poesia difende la sacralità della vita e ci porta nel punto esatto dove tutti ci somigliamo, trasferendoci in un luogo che sa di eterno, eternando l’umano.
Vivere con la poesia significa, allora, vivere con tutti, col cuore e nel cuore di tutti. —
*direttore del Comitato
scientifico di Poesiafestival
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