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IL PRoGETTO DEl vescovo 

Riqualificazioni e dismissioni La Curia mappa i suoi immobili

Paolo Seghedoni
Riqualificazioni e dismissioni La Curia mappa i suoi immobili

Nasce un organismo diocesano per analizzare il patrimonio: dati e schedatura delle proprietà, poi un prospetto di interventi e ricerca di soluzioni ecologiche

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Un servizio per le parrocchie e per gli enti ecclesiali, ma anche un modo per garantire trasparenza, attenzione all’uso pastorale dei beni e delle strutture, gestione dei beni in corrispondenza con le normative. L’arcivescovo di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, ha firmato il decreto che sancisce la costituzione di un nuovo organismo diocesano, al quale saranno affidati i compiti di raccolta dati e schedatura dei patrimoni immobiliari parrocchiali; censimento, schedatura e valutazione di ogni singolo edificio; confronto con i competenti organismi parrocchiali e diocesani in merito all’utilizzo, eventuale dismissione, ristrutturazione, valorizzazione, adeguamento strutturale e impiantistico; studio di soluzioni ecologiche economiche sostenibili per la gestione del patrimonio immobiliare. Questo lavoro, che era stato da qualche tempo preannunciato dallo stesso vescovo e poi rilanciato a giugno nel corso della tre giorni di programmazione della diocesi. «Alla luce di quanto esposto nelle due ultime Lettere Pastorali e in seguito al lavoro intrapreso – aveva affermato monsignor Castellucci -, finalizzato a una ‘semplificazione’ delle nostre parrocchie, risulta fondamentale una riflessione sul patrimonio immobiliare esistente e sul suo utilizzo».

Il gruppo di lavoro è composto da don Roberto Montecchi, parroco di Pavullo e responsabile di questo nuovo servizio diocesano, da Giovanni Nicolini che ha lavorato alla direzione della scuola La Carovana, dall’avvocato Paolo Barani dello studio Seidenari di Modena per le consulenze tecnico giuridiche, dall’ingegnere strutturista Bruno Bosi e dal geometra Agostino Rigoni che ha lavorato tanti anni nell’amministrazione pubblica nel settore edilizia.

«Prima di tutto – spiega don Montecchi – ci occuperemo della raccolta dati, attraverso una piattaforma messa a disposizione dalla Cei. Successivamente daremo un nome e un volto a questi beni, ne faremo la storia, le motivazioni per cui sono nati oltre a controllare di chi sia la proprietà e la destinazione d’uso. Sarà poi il momento del dialogo con le comunità interessate e con i parroci».

Il lavoro della commissione, che al momento ha davanti a se tre anni di lavoro rinnovabili, comincerà dalle parrocchie già accorpate o che lo saranno a breve secondo il piano di ristrutturazione annunciato dal vescovo e in fase di attuazione: «Iniziamo dal centro storico - sottolinea don Montecchi - per capire come questi beni verranno utilizzati in futuro. I beni che non saranno ritenuti centrali verranno proposti in prima battuta a realtà vicine al mondo ecclesiale (ad esempio altre parrocchie, associazioni e aggregazioni laicali), con una specie di ‘immobiliare ad intra’. Penso, ad esempio, a parrocchie di città che vogliano avere una casa in montagna. Infine altri beni saranno proposti direttamente al mercato immobiliare, per la vendita».

Il sacerdote riprende: «L’obiettivo è gestire in ottica ecologica e di risparmio. Ci renderemo disponibili per ricontrattare utenze, assicurazioni per tentare di ottenere condizioni migliori. Ci muoveremo con trasparenza e sono previsti report che pubblicheremo, ad esempio sul settimanale della diocesi Nostro Tempo. Le decisioni – conclude don Montecchi – verranno comunque prese di concerto con le comunità e i parroci». —



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