Renzi, il «no» dei modenesi Nessun fedelissimo si sposta
Per ora, gli esponenti che più di tutti si erano avvicinati all’ex leader restano Boschini: «Ma il Pd non viva di nostalgie». Poggi: «Operazione senza anima»
Qualcuno sarebbe tentato da un’espressione un po’ più franca e meno elegante, ma alla fine vince la diplomazia. Del resto, il senso è chiaro: nessuno dei dirigenti modenesi del Pd è intenzionato a seguire Matteo Renzi nella sua decisione di lasciare il partito e fondarne uno nuovo. Una posizione che accomuna anche i modenesi che erano rimasti vicini all’ex segretario anche dopo l’arrivo di Nicola Zingaretti, a partire dal consigliere regionale Giuseppe Boschini: «Dodici anni fa sono stato tra i fondatori del Pd - spiega - resto fedele a quel progetto, convinto che se anche qualcosa si inceppa in un’esperienza, il primo sforzo deve essere da dentro. Non ho condiviso scissioni in passato, non posso condividere quelle odierne». L’auspicio, comunque, è che con l’addio di Renzi l’asse del partito non si sposti a sinistra: «La speranza è che resti sempre quel progetto inclusivo, largo, profondamente innovatore, che abbiamo fondato - chiude Boschini - se non fosse più questo, se fosse un partito di nostalgie, sarebbe il Pd a non essere più il Pd». A restare sarà anche Fabio Poggi, oggi presidente del Consiglio comunale: «Il dato più evidente - spiega - è che si tratta di un’operazione tutta tecnica e molto poco politica studiata a tavolino. Forse ha solo avuto un’accelerazione provocata dall’uscita di Calenda». Secondo l’ex capogruppo, comunque, si tratta di «un’operazione senza un’anima, certamente progettata da tempo, e che sarebbe successa. Non credo che riceverò una chiamata per partecipare - ironizza Poggi - ma non mi sembrerebbe molto diversa da una di quelle che ricevo tutti i giorni da qualche call center per un’offerta commerciale: passa con noi che ti conviene...». A restare nel Pd sarà anche l’assessore Ludovica Carla Ferrari: «Il mio impegno politico continua nel mio partito - spiega - a maggior ragione ora che il Pd, dopo aver dato un’ottima prova di unità affrontando la crisi di governo, ha evitato una deriva sovranista al Paese. In questa fase occorre più politica concreta, con visione, basata su esperienza del territorio, perché dai sindaci e dagli amministratori arrivano suggerimenti e stimoli importanti. Capisco il disorientamento di tanti amici con i quali condivido il percorso politico - chiude Ferrari - ma non faremo venir meno il nostro impegno». A scrivere direttamente a Renzi è Umberto Costantini, sindaco di Spilamberto, che crede ancora «che sia possibile cambiare le cose da dentro. Io resto, e farò del mio meglio - aggiunge rivolgendosi a Renzi - non ti nego che mi piacerebbe lo facessi anche tu». E se il presidente della Provincia Gian Domenico Tomei esprime il suo sconcerto «per una decisione che rischia di compromettere il cammino intrapreso dodici anni fa», il segretario cittadino Andrea Bortolamasi ricorda che «una continua scommessa personale sta svuotando, pezzo dopo pezzo, il Pd: non credo nei partiti personali - ammonisce - anche perché un partito è qualcosa di più complesso che una somma di singole ambizioni». —
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