Oggi in carcere l’interrogatorio di Bifulco La vittima ricoverata in ospedale 15 volte
Le indagini svelano una inquietante sequenza di precedenti: «Mi picchiava e costringeva a raccontare il falso ai medici»
La polizia ha già accertato almeno 15 accessi al pronto soccorso di vari ospedali. Quindici volte in cui il 38enne mirandolese “schiavizzato” dal suo datore di lavoro si è presentato ai medici con gravi traumi.
E ogni volta era costretto a raccontare il falso: «Sono caduto dall’impalcatura». «Sono scivolato, avevo bevuto...».
«Invece mi picchiava lui, non voleva nemmeno che ci andassi, all’ospedale, per il timore di essere scoperto...», ha detto agli investigatori la vittima, al risveglio dal coma, nell’ospedale di Carpi dove è ricoverato dallo scorso 3 settembre. E dove una guardia giurata impedisce agli estranei di entrare.
Uno sfogo liberatorio, una “confessione” resa possibile dalla paziente attenzione dei medici e dello psicologo che lo hanno seguito in questi giorni. E dalle parole rassicuranti dei poliziotti, che lo hanno messo ancora una volta di fronte al suo dramma, al bisogno di emanciparsi, ribellarsi a quella condizione di soggezione ormai comprovata da testimonianze e riscontri investigativi raccolti dagli uomini del commissariato e della squadra mobile.
All’esito dei quali martedì all’alba in via Statale Nord - nella casa dove abitavano entrambi in appartamenti distinti e dove è avvenuta l’ultima violenza - è stato arrestato Antonio Bifulco, l’artigiano edile 39enne datore di lavoro della vittima, accusato violenza sessuale aggravata, di maltrattamenti e di lesioni gravi.
Non sarà facile per la polizia ricostruire nel dettaglio tutti gli episodi di violenza. La vittima a volte fatica a ricordare, a volte vorrebbe rimuovere tanto dolore, a volte quegli episodi sono rimasti confusi nell’alcol cui si abbandonava.
Ma di un lungo ricovero a Baggiovara ci sono riscontri precisi: quella volta erano stati colpi brutali al fegato a fargli rischiare la vita. Poi c’è un braccio fratturato, il naso rotto... Da ultimo c’era stata una sprangata che gli ha procurato la frattura del bacino, questa mai curata: è andato a lavorare un mese con il suo aguzzino, tenendosi quel dolore. L’hanno scoperta a Carpi, durante gli accertamenti che hanno condotto ai vari interventi chirurgici resi necessari per le lesioni provocate dalla violenza subita il 3 settembre. Il quadro comunque è definito: la violenza durava da tempo: soggiogato, impaurito, schiavizzato, la vittima non reagiva neanche più. Subiva. Perché il padrone che gli tratteneva lo stipendio, era anche il proprietario della casa, quello che gli aveva garantito una illusoria stabilità, assumendolo dopo anni di difficoltà, alle prese con una separazione contrastata e l’abuso di sostanze.
Oggi Bifulco sarà interrogato in carcere dal giudice che ne ha disposto l’arresto, dottor Romito. Ad assisterlo l’avvocato Piantedosi, che ieri ha acquisito le carte e incontrato il suo cliente e amico, convinto che si possa dimostrare una verità meno sconvolgente. —
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