Si Cobas alla Gm La tensione sale «Dignità negata»
Il sindacato difende un iscritto e organizza un sit-in di protesta «Sospeso per sei mesi e lasciato senza stipendio Intervenga la magistratura»
CAMPOSANTO. Altro sit in di protesta, ieri, da parte dei Si Cobas davanti alla carrozzeria Nuova Gm. Il motivo della manifestazione “la difesa del nostro delegato e referente sindacale Nadeem che, da circa un anno, è sottoposto a continue vessazioni che si caratterizzano come un vero e proprio stalking occupazionale” fanno sapere i Si Cobas. Aggiungendo: “E l’ultimo atto è stata la sua illegittima sospensione dal lavoro per sei mesi che, in realtà, altro non è che l’ennesima strategia volta ad allontanare il lavoratore e ad espellerlo dal ciclo produttivo attraverso l’induzione alle dimissioni: un licenziamento mascherato che palesa la volontà dell’azienda».
Enrico Semprini, del sindacato Intercategoriale Si Cobas, entra poi nel dettaglio di quali sono le ritorsioni che Nadeem subirebbe: «Gli è stato stroncato il suo percorso di crescita professionale: da responsabile di un intero reparto è stato adibito a svolgere le mansioni più umili alla stregua di un apprendista, e un suo collega è stato incaricato di sorvegliarlo e minacciarlo anche fisicamente, fatto verificatosi più volte. Sono poi seguite pretestuose contestazioni e provvedimenti disciplinari senza fondamento, resi vani dalla perizia che dimostra che è in grado di svolgere le sue mansioni, o annullati per insussistenza dei fatti. Si è tentato quindi di isolarlo in ambito lavorativo ed è stato estromesso dagli elenchi dei carrellisti, come degli addetti alla sicurezza, pur essendo in possesso di tutti gli attestati».
«Dopo circa un anno di tale trattamento, volto a distruggere la sua dignità professionale - continua Semprini - Nadeem ha iniziato a soffrire di sbalzi di pressione e forti mal di testa, effetto della vessazione fisica e psicologica a cui è stato sottoposto e che gli ha infine causato uno stato di malattia protrattosi per quattro mesi. Al termine, il medico lo ha ritenuto idoneo al lavoro, sebbene con una limitazione temporanea dei pesi dei pezzi da movimentare, ma l’azienda, utilizzando strumentalmente la certificazione medica, si è rifiutata di farlo rientrare in servizio. Dichiarando che lo fa “solo per lui”. La condotta aziendale ha superato ogni limite, anche di legge: chiediamo dunque l’intervento delle istituzioni preposte alla salute del cittadino, della magistratura e delle altre sigle sindacali». —
Valentina Corsini
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