«A 72 anni io guido la start up biomedicale che può sconfiggere il cancro al pancreas»
Medolla. L’imprenditore Giorgio Mari racconta la vicenda personale e quella dell’azienda Rigenerand con le sue ricerche sulla celll-factory
L’INTERVISTA
Nella “Silicon Valley” mirandolese del biomedicale trova posto Rigenerand: start-up leader nel trattamento del tumore al pancreas attraverso l’impiego di cellule staminali, nata nel 2009 dalla collaborazione tra l’Università di Modena e Rand Srl, azienda storica del settore. Rigenerand ha sede a Medolla ed è guidata dal 72enne Giorgio Mari, chimico di formazione da anni in prima linea per lo sviluppo del distretto biomedicale: prima, negli anni ’80, con un’esperienza come direttore tecnico presso la Miramed, poi nel 1990, come fondatore di Biofil fino a ricoprire, dal 2015, la carica di responsabile per la ricerca presso il Tecnopolo di Mirandola.
«Rigenerand - racconta Mari - nasce nel 2009 da un incontro casuale in un ristorante tra il prof. Massimo Dominici e Gianni Bellini, fondatore di Rand srl. Nel 2016 mi è stato chiesto di diventarne Ad e guidare la realizzazione della cell-factory, laboratori specializzati che producono terapie basate sull’uso di cellule staminali. Fino a quel momento - continua Mari - conoscevo dell’esistenza di Rigenerand solo grazie all’amicizia con Gianni Bellini. Il 2016 è stato anche l’anno dell’investimento di 8,7 milioni da parte di Principia Sgr, attraverso il fondo Principia III-Healthcare, che ci ha permesso di avviare la costruzione della nuova area di 500 metri quadrati dove sarà presto operativa la cell-factory per il trattamento delle cellule staminali».
Il terremoto del 2012 ha segnato per molte aziende del territorio uno spartiacque importante, come lo avete affrontato?
«Nei giorni immediatamente successivi al terremoto abbiamo rimesso in sicurezza lo stabilimento lavorando giorno e notte. Il recupero dell’attività in così poco tempo è stato possibile solo grazie al tessuto di imprese e competenze presenti qui a Mirandola, alla loro capacità di saper collaborare dandosi una mano a vicenda».
Cosa significa essere nel distretto di Mirandola?
«Vuole dire avere a portata di mano servizi non replicabili altrove: know-how e competenze davvero uniche e ad altissimi livelli».
Quali invece le criticità?
«La presenza di un gran numero di multinazionali rischia in alcuni casi di trasferire la fase di ricerca scientifica al di fuori del distretto lasciando alle aziende mirandolesi solo la fase di produzione. Questo crea un’eccessiva specializzazione delle aziende e dunque rischia di far perdere competitività al distretto. Mi auguro che la ricerca possa continuare anche qui e che gli investimenti non vadano solo nella manifattura».
Quali possibili soluzioni?
«L’unica soluzione è procedere nel solco dell’innovazione e della ricerca. Questo è un punto al momento dolente poiché non si riesce a far partire quel circolo virtuoso che inizia con la ricerca universitaria e che termina con la costituzione di una start-up. Vorrei ci fossero più iniziative imprenditoriali che, come Rigenerand, rappresentino punti di incontro tra la ricerca universitaria e le competenze uniche che il distretto biomedicale del mirandolese può offrire».
Da molto tempo lamentate scarsa attenzione da parte della politica locale rispetto all’implementazione di infrastrutture adeguate alle necessità del settore.
«Il problema della logistica e dell’inadeguatezza delle strade è per noi molto serio, e, ad oggi, è un fattore che contribuisce a limitare fortemente lo sviluppo del settore. La politica locale ha creduto maggiormente nella chimica inorganica, come la ceramica, e ha guardato meno verso di noi. Vorremmo essere più ascoltati dalla politica e chiediamo che i progetti di sviluppo infrastrutturale ancora in cantiere, come la Cispadana, vengano portati avanti per risolvere il problema della mancanza di infrastrutture, come già lamentato da Mario Veronesi sin dagli anni Settanta».
Un ruolo importante nella nascita di start-up o possono giocare i privati?
«Io credo molto al ruolo dei privati e dei fondi d’investimento specializzati. Noi stessi abbiamo ricevuto investimenti da un fondo privato e credo che questa sia la strada maestra per crescere in modo sano con partner che credono e capiscono i progetti che portiamo avanti. Senza gli investimenti di Principia Sgr non saremmo riusciti a completare la costruzione della cell-factory».
Qual è l’obiettivo delle vostre ricerche?
«Siamo concentrati nella cura del tumore del pancreas. Intendiamo progredire nella cura di questa forma tumorale che per caratteristiche particolari, come la rapidità e l’aggressività della diffusione del carcinoma ai tessuti vicini, risulta una delle più difficili da trattare».
In che modo?
«La nostra cura mira a raggiungere le cellule malate deattivandole. La tecnica consiste nel modificare le cellule mesenchimali presenti nel grasso del paziente, modificandone il Dna. Le cellule così trattate producono una proteina che riconosce alcuni punti recettori sulle cellule tumorali deattivandole».
Quali tempistiche per avviare i trattamenti?
«In ottobre riceveremo la visita di Aifa (l’Agenzia Italiana del Farmaco) che certificherà la cell-factory. L’impianto sarà operativo verso fine anno, al massimo a inizio 2020, e solo allora saremo pronti per la sperimentazione sull’uomo che sarà realizzata a Modena e a Padova».
Avete avuto riscontri sull’efficacia della cura?
«La fase di sperimentazione ha dato ottimi risultati ottenendo una forte riduzione della dimensione della massa tumorale con il trattamento. Lo scopo è ridurre le dimensioni è rendere possibile l’asportazione chirurgica del tumore. Dunque grazie a questa particolare cura sarà possibile sconfiggere un male prima non curabile». —
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