Da Nonantola a Modena con i 150 ciclisti-lavoratori che sognano una ciclabile
Si sono radunati davanti al Vox e tutti insieme hanno raggiunto la città «Serve una pista sicura che eviti i rischi di quei sette chilometri»
Sette chilometri, tanto è lontana (o vicina a seconda dei punti di vista) Nonantola da Modena. Sette chilometri che al mattino, tra le 7 e le 8.30, diventano una via crucis per migliaia di automobilisti e autisti, obbligati a raggiungere la città per lavoro. Sette chilometri che fanno della Nonantolana la strada più trafficata di tutta la provincia: 11 milioni di veicoli in transito all’anno, una marea di mezzi a motore rispetto anche soltanto ai 9,9 milioni che imboccano via Emilia Est provenienti da Castelfranco e Vignola.
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Eppure c’è un manipolo di lungimiranti che sarebbero anche disposti a togliersi dall’allarmante conteggio, che sognano un mondo migliore, più attento all’ambiente, alla salute e al benessere. Ebbene quel gruppo di illuminati ieri mattina ha scelto di dare un concreto segnale, che fa seguito alla petizione da tempo attiva e che ha superato le 1500 firme in cui si chiede una ciclabile («Vera, sicura, all’avanguardia e non un marciapiede in cui la sicurezza è a rischio e la precedenza continuano ad averla le automobili», rivendicano) che colleghi la città dell’Abbazia al capoluogo. E così ieri mattina, sfruttano la Giornata mondiale di “Bike2work”, sono stati in tanti a radunarsi per salire in sella e raggiungere Modena in... bicicletta.
Non sono neppure le 7 quando i primi ciclisti-lavoratori iniziano a convergere nel parcheggio del Vox. Il rischio è che l’adunata possa risultare un flop, mostrarsi numericamente deboli vorrebbe dire perdere credibilità a fronte degli interlocutori tra cui i due Comuni e gli enti superiori, ossia coloro che hanno tra le mani i cordoni della borsa e della progettualità per realizzare l’ambiziosa Nonantolana per ciclisti.
Ma in pochi minuti i timori vengono sfatati. Sono in tanti, e diventano sempre di più appena l’orario di partenza si avvicina.
«Andare a lavorare in bicicletta - spiega Mara Gaido della Fiab - sarebbe importante. Facciamo strade secondarie finché possiamo poi però la Nonantolana è necessaria. Per noi è importante soprattutto farci vedere, dimostrare che una mobilità alternativa è sostenibile e necessaria. Ovvio, dobbiamo stare molto attenti ma ci proviamo: caschetto e luci non devono mai mancare. Crediamo che Nonantola e Modena meritino di poter essere raggiunte e girate in bicicletta».
Alle 7.10, all’appuntamento alla rotatoria di Gazzate, il gruppo si ingrossa e aumenta ancora alle 7.20 quando si fa tappa a Navicello. Inizia lì la sfida al traffico a motore che raggiunge il suo culmine con l’avvicinarsi alla zona dei Torrazzi. Diligentemente ci si mette in fila, si cerca uno spazio vitale e si tenta di non farsi investire. Chi è al volante osserva stupito, ci mette un po’ a capire cosa ci fa quel gruppo di persone nella giungla di asfalto, poi a qualcuno tornano alla mente i banchetti primaverili, le firme sulle petizione on line, il volantinaggio informativo.
«Io mi domando - dice sarcasticamente un ciclista dal chiaro accento straniero - come ancora, nel 2019, non si possa circolare in bicicletta al sicuro. Abbiamo esempi in tutta Europa di una mobilità innovativa e pulita, ma noi a Modena non riusciamo a superare il ponte di Navicello...».
«Pensa che noi abbiamo venduto anche l’auto perché crediamo in un mondo più pulito - ammette un altro ciclista non certo improvvisato - Giriamo quasi soltanto in bicicletta e sarebbe bello poter andare ogni giorno al lavoro in sicurezza».
Il cavalcavia della tangenziale è l’ultimo strappo di una rischiosa pedalata, insieme si fa meno fatica a scalarlo, ma dopo aver affrontato quei dannati sette chilometri tra smog, sgasate, marmitte che sputano fumo e mezzi che pesano decine di quintali, arrivare quassù sembra quasi una liberazione. —
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