Gazzetta di Modena

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il libro 

La massoneria a Modena raccontata dall’interno

G.M.

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La storia della Massoneria si intreccia quasi fino a sovrapporsi con la storia d’Italia e con la storia del nostro Risorgimento. Nata tre secoli fa come sapere illuminista laico e aconfessionale, fu oggetto anche di persecuzioni. Puntuale e avvincente il libro di Mariano Brandoli, edito da Elis Colombini, dal titolo “Storia della massoneria a Modena. Liberi muratori e logge geminiane” che sarà presentato a Modena oggi alle 16 al Teatro Guiglia in via Rismondo 73. Mariano Brandoli, libero muratore dichiarato, ex Maestro Venerabile della loggia modenese Nicola Fabrizi scrive nomi e vicende. Pochi sanno che probabilmente fu iniziato alla massoneria a Parigi anche un duca estense: Francesco III. Per altro la prima officina documentata nel Ducato di Modena fu una loggia militare attiva tra il 1748 e il 1749 a Mirandola. Nel secolo dei lumi a Modena vi erano altre due logge frequentate da nobili, ufficiali, professori e diplomatici. Massoni furono poi vari protagonisti della Repubblica Cispadana come l’economista e giurista Carlo Bosellini e l'avvocato Bartolomeo Cavedoni, mentre durante il Regno Italico si distinsero i ministri Giuseppe Luosi, Luigi Vaccari e Carlo Testi ed i generali Achille Fontanelli e Carlo Zucchi. Nell’Italia postunitaria numerosi furono i massoni che contribuirono alla crescita della neonata nazione, impossibile non ricordare tra i modenesi il generale e deputato Nicola Fabrizi, l'editore Angelo Fortunato Formiggini, il giusto tra le nazioni Angelo Donati.

G.M.



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