Don Erio ecologista: «Dobbiamo custodire la Terra»
L’arcivescovo oggi parlerà a Nonantola per l’iniziativa “Coltivare la biodiversità”. «La buona prassi francescana può insegnarci tanto»
Don Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e abate di Nonantola parteciperà all’iniziativa “Coltivare la Biodiversità” prevista a Nonantola al giardino abbaziale oggi alle 17.
Si tratta di un appuntamento organizzato dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Modena e patrocinato dal Comune di Nonantola. Il vescovo parlerà di “Celebrazione ecumenica della parola di Dio” e all’evento parteciperanno soggetti, enti, e associazioni che si occupano della tematica ambientale del territorio.
Don Erio spiega: «Nel mio intervento intendo iniziare richiamando le coordinate del tema ambientale, come è emerso dagli ultimi 50 anni: in quest’ultimo periodo l’ambiente è sentito come problema, pensiamo a parole come sfruttamento e inquinamento. C’è chi pensa che le risorse siano inesauribili e che si possano produrre scorie che non sono assimilabili. Invece l’impatto sull’ambiente e in particolare alla fascia al di sotto dell’atmosfera è, ormai per la quasi unanimità degli scienziati, di tipo antropico ovvero provocato dall’uomo».
Fin qui una sorta di introduzione, comunque indispensabile, al tema. Ma il vescovo prosegue sull’apporto che può dare la Chiesa e la tradizione cristiana a questa tematica: «Innanzitutto parlerei della buona prassi della custodia della terra e dello sfruttamento intelligente: pensiamo al francescanesimo come spiritualità che mette al centro il creato e le creature. Paolo VI nel 1971 nella lettera apostolica Octogesima Adveniens già collega lo sfruttamento delle risorse naturali alla povertà, potremmo dire molto prima di Greta. E poi oensiamo al magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, per arrivare alla “Laudato sì” di papa Francesco che raccoglie il magistero precedente e lo aggiorna alla luce della scienza. La “laudato si’” fa vedere che la tradizione biblica non parla di dominio ma di custodia intelligente, occorre, appunto, coltivare il giardino. Vi è - prosegue don Erio - una misteriosa solidarietà tra l’uomo e il creato. Si tratta di una questione non solo tecnica (legata a energie rinnovabili, comportamenti virtuosi, economia circolare) ma che ha una base etica, la consapevolezza che il creato non è una cava di materiale inerte ma una casa comune. La biodiversità è un termometro del sisagio del pianeta, il riscaldamento globale, ad esempio, crea estinzione di specie animali, un cambiamento epocale, povertà, migrazioni di massa...». Il vescovo conclude ricordando la sua sensibilità personale, che si è anche esplicitata del libro ‘La tela sfregiata’: «Personalmente sono diversi anni che rifletto su questi temi».
«Da quando, nel 2003, sono stato nominato assistente scout a Forlì - conclude - ho iniziato a ragionare su questi temi insieme alla comunità dell’Agesci». —
P.S.
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