Gazzetta di Modena

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Mirandola ritrova il Duomo rinato a sette anni dal terremoto

Paola Ducci
Mirandola ritrova il Duomo rinato a sette anni dal terremoto

Grande emozione per la riapertura di Santa Maria Maggiore Il vescovo Cavina: «Oggi la salvezza entra in questa casa»

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«Siate protagonisti della vita della vostra comunità in comunione con i vostri sacerdoti puntando sempre su ciò che è essenziale nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo». Furono queste le parole di invito che Papa Francesco pronunciò il 2 aprile 2017 durante la visita pastorale a Carpi e Mirandola e che il vescovo emerito Francesco Cavina ricorda nella sua omelia durante la messa solenne per la riapertura del Duomo. E l’hanno accolto i mirandolesi questo invito del Papa. Lo hanno fatto lavorando sodo per rimarginare quella ferita dolorosa inferta dalla potenza distruttrice del sisma.

Il Duomo è stato ricostruito e ieri con la messa solenne presieduta da Cavina si è offerto nel suo ritrovato e rinnovato splendore a tutta la comunità. La cerimonia ha preso il via con la processione dall’Aula Santa Maria Maddalena per giungere sul sagrato, mentre i fedeli attendevano già all’interno della chiesa. Hanno portato i loro ringraziamenti ufficiali a chi ha partecipato alla ricostruzione il presidente della Regione Stefano Bonaccini, la sopraintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per Bologna e le province di Modena, Reggio e Ferrara, Cristina Ambrosini e il sindaco Alberto Greco. Sempre sul sagrato è stato letto il toccante messaggio di ringraziamento che Erio Castellucci, amministratore apostolico della Diocesi di Carpi, ha fatto avere: «Con grande gioia e gratitudine verso il Signore accompagno la solenne celebrazione di riapertura del Duomo di Mirandola, presieduta dal vescovo Francesco, che ringrazio per la sua disponibilità anche in questa bellissima occasione». Il messaggio conteneva espliciti ringraziamenti anche per i sacerdoti a partire dal parroco e i viceparroci e per tutti coloro che a qualsiasi titolo hanno contribuito, secondo le loro competenze, alla restituzione del Duomo alla parrocchia, alla città e alla Diocesi.

A concelebrare la liturgia Elio Tinti, vescovo emerito di Carpi, don Massimo Fabbri, provicario generale della Diocesi, don Flavio Segalina, parroco di Santa Maria Maggiore, e numerosi sacerdoti. Marco Soglia, responsabile dell’Ufficio ricostruzione della Diocesi, ha consegnato le chiavi del Duomo al vescovo Cavina, il quale, a sua volta, le ha consegnate al parroco don Segalina. È stato quest’ultimo ad aprire le porte della chiesa per l’ingresso della processione e per dare inizio alla messa solenne. Durante la liturgia della Parola, tre sono state le letture proclamate proposte dal lezionario per il Rito di Dedicazione, uno dei riti liturgici più suggestivi e coinvolgenti della tradizione cattolica. La dedicazione di una chiesa, è il rito che inaugura un nuovo edificio di culto. Il brano del Vangelo, scelto per la Dedicazione del Duomo di Mirandola, narrava dell’incontro di Gesù con il pubblicano Zaccheo. Poi è la volta dell’omelia di Cavina: «Cari fratelli e sorelle, l’esclamazione di Gesù costituisce la più bella spiegazione di quanto stiamo vivendo in questa celebrazione. Anche noi possiamo dire: “Si, oggi la salvezza entra in questa casa!” Perché siamo qui riuniti per consacrare al culto divino il ritrovato Duomo di Mirandola». «Non tanto per le sue pietre morte- afferma il vescovo emerito proseguendo nell’omelia - che come tutti abbiamo sperimentato possono crollare e distruggersi in un attimo, ma per le sue pietre vive che sono i membri della comunità cristiana che qui si radunano». Momento centrale ed emozionante è stato quello in cui, dopo le litanie dei Santi e la deposizione delle reliquie sotto la mensa dell’altare il vescovo, indossato un grembiule bianco, ha pronunciato la preghiera di dedicazione con la quale si esprime l’intenzione di dedicare in perpetuo la chiesa a Dio e si chiede la sua benedizione.

È seguita l’unzione dell’altare e delle pareti dell’edificio - sono state unte le quattro croci di marmo bianco sulle colonne sul perimetro del Duomo – con il crisma. La cerimonia è finita come di consueto dopo la celebrazione eucaristica con il concerto delle otto campane della torre adiacente al Duomo, anch’esse completamente restaurate. —

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