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Vent’anni insieme con l’Avo in ospedale con il sorriso

Daniele Montanari
Vent’anni insieme con l’Avo in ospedale con il sorriso

I volontari festeggiano ricordando padre Bernardini, ieri di nuovo in ospedale Tintori: «A volte siete più utili voi per i malati delle terapie fatte con i farmaci»

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«Possiate vivere il volontariato come un sogno che diventa concretezza di vita. Siate un buongiorno sorridente in particolare per chi vive il grigiore della solitudine. Siate ascolto per permettere a chi lo vuole di potervi raccontare della propria vita. Siate creativi, perché il vostro essere volontari sia sempre nuovo. E siate una carezza per comunicare con chi non riesce a parlare».

Questi auguri fatti da Ernestina Poletti, ex presidente regionale, rendono bene lo spirito con cui l'Associazione Volontari Ospedalieri (Avo) di Pavullo ha festeggiato ieri i suoi vent'anni nell'auditorium "Giovanni Paolo II" al Centro servizi per la terza età “Francesco e Chiara”.

La realtà che per prima accolse i volontari, attivi anche nelle case di cura, quando erano una novità assoluta per Pavullo, grazie a padre Sebastiano Bernardini che ieri non ha potuto essere presente a causa di un nuovo ricovero in ospedale a Pavullo.

Per lui un pensiero particolare da parte di Nevio Malagoli, presidente Avo Pavullo, e di Rino Bellori, amministratore unico di “Francesco e Chiara” che nel 1999 si occupò dell'atto costitutivo dell'associazione.

«L'idea – ha raccontato – venne da una visita in ospedale a Reggio a padre Mario Cappucci, fondatore nel 1984 dell'Avo. “Francesco e Chiara” ha fatto il ventennale nel 2017: possiamo dire che sono due realtà che hanno camminato assieme in questi anni nell'assistenza ai bisognosi». «Anche oggi portate ai nostri ospiti momenti di vita che a volte sono più importanti della terapia farmacologica» ha osservato Daniela Tintori, direttrice della struttura, dove le attività sono coordinate da Ivana Tadolini.

Il primo presidente di Avo Pavullo fu, per sei mesi, il dottor Roberto Ceci, poi per 12 anni Franca Ascari Scanabissi. «Entrammo in ospedale in punta di piedi, tra la curiosità delle persone che si domandavano chi fossero queste nuove persone in corsia col camice bianco – ha ricordato – Poi si è sviluppata una sinergia perfetta con la struttura, che ha permesso di portare avanti anche raccolte fondi per importanti progetti di beneficenza. I nostri volontari hanno fatto anche corsi di comicoterapia e teatro, ma con nel cuore un principio solo, semplice: che anche il semplice bicchiere d'acqua dato all'ammalato sia un gesto fatto col cuore».

La guida è poi passata a Chiara Franchini: «L'Avo fa crescere dentro – ha detto – le esperienze che viviamo ci portano a lavorare su noi stessi». Nel 2014 è quindi arrivato Nevio Malagoli, «una persona che con la sua indole scherzosa si sposa alla perfezione con la mission di un'associazione che vuole portare gioia e allegria a chi vive momenti difficili – ha rimarcato il sindaco Luciano Biolchini – Grazie per quello che fate in situazioni anche molto impegnative». «Portate sorriso e buonumore: siete una boccata d'aria fresca per persone che da settimane si trovano costrette a letto» ha detto Gabriele Romani, direttore dell'ospedale. «Con i vostri gesti portate non solo conforto ma anche una cultura dell'umanizzazione – ha evidenziato Marisa Monticelli, presidente Avo regionale – andate avanti con entusiasmo, forti anche dei tanti giovani che avete». «Per me non siete solo un'associazione con cui si collabora bene, ma dei veri amici» ha chiosato Valter Casolari, responsabile del Centro Servizi per il Volontariato. Poi festa con gli Alpini di Pavullo e le loro proverbiali crescentine. —

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