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È l’economia circolare il segreto per un mondo sempre più green Affare da 26mila miliardi di dollari

Catia Bastioli ;

Serve un cambio di rotta rispetto al modello “lineare”: è questa la grande sfida  Salvaguardia del suolo, risparmio energetico, trasporto collettivo basi irrinunciabili 

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il focus



La green economy è un cambio di mentalità in grado di creare opportunità per tutti gli attori delle comunità (cittadini, imprese, istituzioni) a patto di abbandonare posizioni di rendita e puntare su un ridisegno di sistemi, produzioni e prodotti avendo come guida una visione ispirata all’economia circolare.

Secondo stime della Global Commission on the Economy and Climate, organismo indipendente voluto da Regno Unito, Svezia, Indonesia, Norvegia, Corea del Sud, Colombia ed Etiopia, una “nuova” economia garantirebbe un “guadagno” cumulato di 26mila miliardi di dollari, rispetto all’attuale modello economico lineare. Inoltre, si potrebbero creare, entro il 2030, 65 milioni di posti di lavoro e evitare 700mila morti premature dovute all’inquinamento dell’aria. Ma questi cambiamenti non dipendono solo dalle scelte di indirizzo politico. Ecco alcuni comportamenti che possono contribuire al mutamento.

cambiamento culturale

Vivere bene entro i limiti naturali è l’obiettivo del nostro secolo, ed è una sfida culturale prima ancora che tecnologica. Dobbiamo ripensare le nostre abitudini consolidate, che rappresentano il maggiore ostacolo alla sperimentazione di nuovi modelli e rischiano di ritardare il processo di cambiamento.

cibo vicino

Privilegiare filiere più corte e sostenibili per un cibo più salutare e per creare nuove opportunità per i territori, rafforzando le reti locali e sviluppando una nuova relazione tra il mondo agricolo e quello urbano. Un esempio virtuoso è la Food Policy della Città di Milano.

Sul sito www.improntawwf.it ognuno può calcolare il costo ambientale delle proprie scelte alimentari. Leggiamo spesso che per produrre un etto di carne si consumano 150 litri di acqua ma già oggi è possibile ridurre a 20-30 litri il reale input non derivante da cicli naturali se l’alimentazione dei capi è solo a base di erba e foraggio.

suolo risorsa

Il suolo è una risorsa non rinnovabile - occorrono più di 2 mila anni per formare 10 cm di terreno - è il punto di partenza per la produzione alimentare, è fondamentale per mantenere la vita sulla Terra e, grazie al sequestro di carbonio è cruciale per ridurre le emissioni di CO2 dall’atmosfera. Tuttavia, secondo la FAO, il 33% dei suoli è oggi degradato e affetto da salinizzazione, compattazione, inquinamento chimico, acidificazione, accumulo di sostanze non biodegradabili e esaurimento dei nutrienti. Il Joint Research Center dell’Unione Europea sostiene che il 20% della superficie dell’Unione è soggetta ad erosione con una velocità di 10 tonnellate per ogni ettaro all’anno, mentre la copertura del terreno con materiali impermeabili (per esempio edificando immobili) conduce ad una perdita di terra produttiva di 1000 km 2 ogni anno.

sostanza organica

Nell’ottica della rigenerazione del suolo attraverso l’apporto di sostanza organica va rilanciata l’iniziativa internazionale denominata “4 per mille – Il suolo per la sicurezza alimentare e il clima”, lanciata nel 2015 in concomitanza con gli Accordi di Parigi, che ci dice che ogni anno un aumento dello 0,4% della quantità di materia organica sarebbe sufficiente a compensare l'aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera legato alle attività antropiche. A questa grande impresa possiamo dare tutti il nostro contributo facendo correttamente la raccolta differenziata della frazione organica.

viaggiare sostenibile

Privilegiare il trasporto collettivo rispetto all’utilizzo di mezzi privati (anche se elettrici), è una delle azioni concrete più efficaci. Il rapporto delle emissioni di CO2 tra auto e treno è di 118 a 44 grammi per chilometro.

energia autoprodotta

Oggi è possibile autoprodurre l’energia utilizzando fonti rinnovabili senza ricorrere ad incentivi dopanti. Le simulazioni del Politecnico di Milano stimano che 500 mila comunità energetiche distribuite sul territorio nazionale, di cui l’80% in ambito residenziale, possano garantire un risparmio economico tra i 2 e i 6 miliardi di euro l’anno, con una riduzione delle emissioni di CO2 fra i 3,6 e gli 11 milioni di tonnellate nello stesso periodo.

Nei prossimi trent’anni 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe ridurre la produzione agricola fino al 50% in alcune regioni.

Come ha ricordato Carlin Petrini in occasione dell’inaugurazione di Cheese 2019, è quanto mai fondamentale e urgente l’adozione di un’adeguata normativa a livello europeo e italiano sul suolo, in grado di promuovere l’utilizzo responsabile dei terreni agricoli e la creazione di nuove filiere integrate del valore, basate sulla diffusione di buone pratiche, sull’uso sostenibile delle biomasse e sull’aggiunta di materia organica. —





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