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Salvare la terra e l’ambiente In campo l’agricoltura virtuosa

Stefania Piscitello
Salvare la terra e l’ambiente In campo l’agricoltura virtuosa

Quindici aziende si mobilitano per proteggere la montagna con piani innovativi Progetto da 1,5 milioni. L’assessore Caselli: «Esperimento da portare in Europa»

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Quindici aziende agricole delle aree appenniniche tra Modena, Reggio Emilia e Parma e un obiettivo virtuoso: la difesa dell’Appennino, in lotta perenne con il dissesto idrogeologico e lo spopolamento.

Quindici aziende angeli custodi del nostro territorio: Begani di Palanzano, Cooperativa di comunità La valle dei Cavalieri di Succiso Nuovo di Ventasso, La Fattoria di Tobia di Gova di Villa Minozzo, l’Azienda Agricola Rossi Daniele e figli di Montecreto, Le Capre della Selva Romanesca di Frassinoro, Le Cornelle di Gova di Villa Minozzo, Castellari s.s di Monchio di Castelnovo ne' Monti, Lavacchielli Ermanno di Pavullo, I Casoni di Trignano di Fanano,Grisanti Spagnolo di Groppo di Vetto, Agriturismo Casa Minelli di Pavullo, Giavelli s.s. di Case Gatti di Viano, La Fazenda s.s. di Prignano, Bonacorsi e Colombarini di Guiglia e L’Arcobaleno di Cavola. Tutte queste realtà sono state coinvolte nel progetto LifeAgricolture, che vale ben 1 milione e 500mila euro, di cui 830mila finanziati dall’Unione Europea: le aziende verranno remunerate per i loro servizi volti a ridurre gli effetti negativi dei mutamenti climatici e sviluppare azioni pianificate per realizzare sistemi agro-ambientali a salvaguardia del carbonio organico del suolo.

Ma non finisce qui: infatti, il modello organizzativo potrà essere replicato in altre zone dell’Appennino e se i dati, come si spera, saranno positivi, potrebbe anche essere esteso al resto dei paesi dell’Unione Europea.

Per il raggiungimento dell’obiettivo verranno applicate alcune soluzioni agronomiche innovative; tutte queste “buone pratiche”, verranno implementate con azioni dimostrative nel corso di tre anni, e riguarderanno, tra le altre cose, anche la gestione efficiente dei reflui zootecnici, l’applicazione di rotazioni colturali e di pratiche di agricoltura conservativa, oltre ad eventuali sistemazioni idraulico-agrarie.

«Con soluzioni innovative di ricerca agronomica aggiornate - sottolinea Domenico Turazza, direttore generale del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale - e non con tecnologie costose, si possono ottenere dati essenziali per poter partecipare al processo di lotta ai mutamenti climatici, coinvolgendo soprattutto le “sentinelle del territorio montano”, ovvero le imprese agricole».

Il progetto Life AgriCOlture, è coordinato nel ruolo di capofila dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e coinvolge fattivamente il Consorzio della Bonifica Burana, il Centro Ricerche Produzioni Animali e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Agricoltura virtuosa a sostegno dell’ambiente, che mescola pratiche consolidate a innovazione, dunque. «Questi progetti - conclude Simona Caselli, assessore all’agricoltura dell’ Emilia Romagna - hanno un valore globale e la regione sarà al fianco dei partner con entusiasmo. Nella nuova Pac dovrebbero trovare sempre maggior spazio questo tipo di iniziative». —

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