La storia di Federica “Chiamano diplomati e i laureati a casa”
Un’insegnante ci scrive e racconta cosa sta avvenendo in diversi istituti
la testimonianza
Insegnano i diplomati e i laureati stanno a casa? Una nuova grana sta sconvolgendo il sistema di reclutamento degli insegnanti nelle segreterie delle nostre scuole. E nasce dal conflitto tra gli insegnanti curriculari e gli insegnanti tecnici (Itp) muniti di solo diploma di maturità. Il Consiglio di Stato, con una serie di sentenze, l’ultima la n 5766/2019 del 20 agosto 2019, ha sancito che gli Itp non possono accedere alle graduatorie di seconda fascia d’istituto, per la quale serve l’abilitazione, e nella quale invece molti si trovano poiché il diploma era stato ritenuto abilitante dal Tar del Lazio. A questa graduatoria le scuole attingono per le supplenze, con precedenza rispetto alle graduatorie di terza fascia dove risiedono invece i non abilitati, sebbene molti siano laureati e specializzati, specie sul sostegno. Questi ultimi lamentano che le segreterie starebbero continuando ad assumere, anche sul sostegno, gli Itp, con precedenza rispetto alla propria, terza fascia. Federica M. R. ci ha scritto una lettera aperta: «Sono laureata a pieni voti – racconta – Sono dottorata e in possesso di un diploma di scuola di specializzazione in Beni Archeologici. Ben consapevole della penuria di cattedre vacanti sulla mia materia, per l'appunto storia dell'arte, anche per quest'anno, sapendo, al contrario, della grande necessità di reperire insegnanti di sostegno, avrei accettato una cattedra per questo ruolo. Speranzosa nelle convocazioni di un istituto di Mirandola, attendevo la mail della segreteria». La docente ha saputo che «sono partite le convocazioni di seconda fascia, nella quale scopro sono stati inseriti molti Itp, tecnici in possesso del solo diploma, che, a detta della segreteria, ne hanno diritto perché vincitori di una sentenza del Tar». Così, conclude, «siederanno in cattedra molti tecnici in qualità di docenti di sostegno, senza averne a mio avviso diritto. Io e altri colleghi, nella mia situazione, invece, saremo a casa, senza un contratto», pur avendo tutti i titoli per poter insegnare.
«A cosa sono serviti anni di preparazione e studio se bastava un diploma?». Ma come stanno le cose? Scrive il Consiglio di Stato il 20 agosto che “il semplice diploma di scuola secondaria superiore non consente all’Itp non abilitato l’accesso diretto all’insegnamento che con l’inserimento nella seconda fascia delle graduatorie è immediato”. E una “deroga si potrebbe ritenere esistente solo fosse espressamente disposta da una specifica norma, ma tale circostanza non risulta essersi verificata”. Chiaro, no?A quel punto, il 28 agosto, il Miur dirama una Circolare e ribadisce alle scuole che la citata sentenza del Consiglio di Stato e le analoghe n. 4503 e n. 4507 del 2018, hanno dichiarato non abilitante il diploma Itp, per cui ai docenti in possesso di tale titolo non spetta l’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto. Sembra tutto facile Non lo è. Ognuno degli Itp vanta una posizione diversa dagli altri rispetto ai procedimenti giudiziari terminati con le sentenze citate e a quelli non terminati. Non è detto dunque che il comportamento della citata segreteria sia stato irregolare. E tutte le segreterie, già oberate di un lavoro incredibile, hanno anche il gravoso onere di collegarsi in via riservata alla piattaforma della Giustizia amministrativa per analizzare la posizione giudiziaria del singolo Itp. —
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