«Messineo come Salvo D’Acquisto» Nistri ricorda il carabiniere eroe
Il comandante generale rende onore al militare ucciso durante una rapina nel ’74. «Quest’anno già altre tre vittime»
Il ricordo del carabiniere Emanuele Messineo è vivo anche quarantacinque anni dopo la sua uccisione. Vittima di un rapinatore il 23 settembre 1974, è stato ricordato ieri con parole toccanti dal comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri, nel corso di una solenne cerimonia in cui è stata deposta una corona d’alloro.
Oggi c’è una piazza che ricorda quel sacrificio. E c’è una sofferenza che non trova pace; gli autori di quell’omicidio non furono catturati nè identificati. Quel fatto di sangue avvenne negli anni in cui si sviluppava la strategia delle stragi e in cui i nuclei terroristi si sfidavano a colpi di attentati. Si parlò di Brigate Rosse anche per i fatti di Maranello e due furono le piste seguite: la rapina per autofinanziamento, che portava ai combattenti clandestini, e quella della criminalità comune. Messineo, 25 anni compiuti, era in caserma quando ricevette la chiamata dagli impiegati di banca su due clienti sospetti. Con la sua vettura, per non creare allarme, si precipitò in filiale e prese da parte il sospetto, che chiedeva fumose informazioni sull’incasso degli assegni. Ma quest’ultimo, anzichè tirar fuori dalla tasca i documenti, estrasse una pistola scaricando l’intero caricatore. Messineo riuscì solo a estrarre la sua arma ma non ci fu nulla da fare e morì poco dopo. Fu decorato con la medaglia d’oro alla memoria.
Nella ricorrenza dell’anniversario, che tra l’altro coincide con quello della fucilazione di Salvo D’Acquisto, il generale Nistri ha voluto venire di persona a Maranello e incontrare i famigliari di Messineo, il fratello, la moglie e i nipoti venuti apposta per l’occasione. Non era la prima volta, perchè il Comune li invita a ogni ricorrenza, ma questa volta la loro partecipazione è stata ancora più significativa visto che assieme a loro c’erano anche tutti i sindaci del comprensorio con la fascia tricolore al braccio e le massime autorità civili e militari, dal Prefetto Paba al Procuratore della Repubblica, Giovagnoli, sino ai vertici delle altre istituzioni, a partire dal sindaco di Maranello, Luigi Zironi.
«Non solo il suo sacrificio - ha ricordato tra l’altro il primo cittadino - ma anche la sua vita al servizio dei nostri concittadini sono state un esempio che non vogliamo nè possiamo dimenticare. Quel carabiniere è nella memoria di tutti noi».
Non sono parole di circostanza visto che l’immagine con il volto e la divisa del carabiniere eroe sono state riprodotte persino in un dipinto murale, all’esterno di un garage di Maranello.
Il ricordo di Nistri ha poi legato quella morte per mano di un rapinatore, nel 1974, con le altre vittime del dovere, come vengono chiamati gli agenti che muoiono durante il compimento del loro lavoro.
«Come possiamo dimenticare il sacrificio di Emanuele Messineo? - ha esordito il generale - Dall’inizio del 2019 sono stati già tre i carabinieri uccisi, tra Foggia, Bergamo e Roma, dove ha perso la vita pochi giorni fa Cerciello Rega. Assieme a loro voglio ricordare altri 1200, solo tra militari dell’Arma, feriti o contusi nelle operazioni di servizio. Sono numeri che devono far riflettere. Oggi qui sono con noi anche i parenti di altre vittime, che hanno voluto testimoniare con la vicinanza il loro affetto ».
Anche se le cifre dei feriti testimoniano le difficoltà crescenti nello svolgimento del lavoro, Nistri non ha concesso spazio alle recriminazioni ma ha preferito ricordare a tutti i presenti il significato sociale della divisa.
«Commemorare - ha aggiunto - significa ricordare insieme, tramandare ciò che è avvenuto. Qui non si tratta di un incidente sul lavoro. Messineo è stato un eroe del quotidiano, non si è tirato indietro di fronte a una situazione di pericolo. Anche per lui la divisa non era uno stipendio ma il valore di un servizio alla comunità». —
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