Modena capitale della lotta alle malattie reumatiche
Nel reparto del Policlinico è attivo un centro specializzato per 400 pazienti Il prof. Salvarani: «È fondamentale diagnosticare subito la malattia invalidante»
Come tutte le malattie autoimmuni inizia a manifestarsi in modo subdolo, con alcuni sintomi ai quali si tende a non far caso più di tanto. E tra questi uno, quello delle “mani bianche”. Le punta delle dita in particolare sbiancano, “impallidiscono” dopo che si è passati dal caldo a freddo e viceversa oppure quando c’è una forte emozione. Non è proprio come i cosiddetti “ geloni” ma ciò che accade è molto simile: è un sintomo che in medicina viene chiamato fenomeno di Raynaud, un vasospasmo eccessivo.
Un sintomo riconducibile a diverse cause, ma tra queste c’è anche la sclerosi sistemica o sclerodermia.
Un malattia rara, come accennato, autoimmune, invalidante e che colpisce sopratutto le donne a partire dai 25, 30 anni. Una malattia degenerativa che, lentamente, se non diagnosticata al sorgere, porta a fibrosi cutanee, ad ulcere cutanee.
In Italia sono affetti 25mila pazienti. Ma questa terribile malattia si può bloccare e curare, si può fare in modo che il suo attacco venga “diluito” nel tempo, non sia così aggressivo. E sopratutto, se diagnosticata in tempo, la sclerodermia si può curare. E si può curare a Modena dove grazie al lavoro dell’equipe specializzata del professor Carlo Salvarani di Unimore, direttore di Reumatologia del Policlinico dell'Azienda ospedaliera universitaria, è attivo un centro specifico per questa malattia. Un centro che ora è diventato di importanza regionale, un luogo di riferimento per tutti i casi dell’Emilia Romagna, come ha disposto la Regione stessa «che ha riconosciuto - spiega il professor Salvarani - l'efficacia e la capillarità del metodo modenese, il nostro sistema che coinvolge sin da subito i medici di base nell’individuazione dei primi sintomi nei vari pazienti e che prevede, per le cure, un approccio multidisciplinare».
«Da tempo- prosegue Salvarani - abbiamo fatto incontri di sensibilizzazione con i medici di base affinché colgano al volo la presenza dei sintomi della malattia. Dopodiche sottoponiamo i pazienti a due esami importanti e specifici: uno è un esame del sangue con un test specifico, l’altro è una capillaroscopia, che permette di notare se ci sono alterazioni».
« Il nostro centro ha in cura 400 pazienti - spiega Salvarani - e ha un bacino che copre Reggio e anche gente da fuori. I modenesi sono circa un centinaio. Non c’è ereditarietà per la sclerodermia, ma probabilmente una predisposizione. Importante è intervenire presto e subito. Una volta intercettata la malattia vengono coinvolti anche altri specialisti, lavoriamo in sinergia. E attiva infatti una unità di sclerodermia».
La Reumatologia ha così da tempo attivato una Scleroderma Unit composta dalla professoressa Dilia Giuggioli e dalla dottoressa Amelia Spinella e dall’infermiere dedicato Luca Parenti che consente un approccio multidisciplinare impegnando tanti altri professionisti in forza al Policlinico. Tutti coinvolti, a seconda della strada che ha intrapreso la malattia stessa: in questo centro, ora diventato regionale, sono coinvolti reumatologi, pneumologi, cardiologi, chirurghi plastici, radiologi, ortopedici, infettivologi, dermatologi, endocrinologi, gastroenterologi, nefrologi, farmacologi e immunologi. Una super equipe, «una rete che si amplierà a livello regionale - afferma Salvarani - e che ci permetterà di combattere ancora di più questa rara malattia».
«Una delle realtà più importanti del percorso diagnostico terapeutico assistenziale che si è creato a Modena - conclude il professor Carlo Salvarni - è il programma riabilitativo, integrato con l’attività di terapia occupazionale gestita dalla professoressa Maria Teresa Mascia e dalla dottoressa Gilda Sandri che contemporaneamente lavorano sull’educazione del paziente, sulle norme di protezione articolare, sull’utilizzo di ausili personalizzati e sulla gestione della fatica; inoltre, la possibilità di utilizzare tecniche di medicina rigenerativa nel trattamento di complicanze molto invalidanti della malattia, come le ulcere cutanee». —
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