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Scuola, i dirigenti resistono ma il problema è il sostegno

Luca Gardinale
Scuola, i dirigenti resistono ma il problema è il sostegno

Dopo la prima settimana di lezione il quadro si delinea con una emergenza Riso (Cgil): «Due insegnanti su tre sono precari e senza specializzazione»

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Qualche preoccupazione c’era, soprattutto perché il concorso nazionale ha assegnato il posto a tanti dirigenti del centro-sud, con il conseguente timore che arrivassero delle rinunce, in particolare quando i nuovi titolari dei posti hanno iniziato a chiedere informazioni sulle scuole più “difficili”. Ma alla fine le cose sono andate bene, tanto che il sistema scolastico modenese ha quasi risolto il problema delle reggenze, ovvero degli istituti costretti a condividere il preside per la carenza dei dirigenti.

Nei giorni scorsi, infatti, i 40 nuovi dirigenti assegnati a Modena dall’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna hanno firmato il contratto, entrando pienamente in servizio: 39 dei 40 dirigenti che hanno avuto il posto nel modenese (in totale sono stati 207 quelli assegnati alla nostra regione) hanno infatti accettato, e l’unico “no” è stato velocemente sostituito da un altro dirigente. A questo punto, degli 89 istituti scolastici di ogni ordine e grado della provincia, 79 oggi hanno un preside, mentre 10 dovranno continuare ad affidarsi al sistema delle reggenze. E se da una parte è vero che Modena resta la provincia con più reggenze in Emilia Romagna, va detto che fino all’anno scorso a non avere un dirigente era la metà degli istituti (45 su 89), con presidi costretti a gestire due scuole (mentre in alcune zone del Paese ci sono dirigenti che devono gestire addirittura tre o quattro istituti).

E se il problema delle reggenze è stato fortemente ridimensionato con il concorso nazionale, resta da affrontare quello dei dirigenti amministrativi: al momento sono cinque gli istituti modenesi che ne sono ancora sprovvisti. Il problema principale, comunque, resta quello della carenza degli insegnanti di sostegno, come conferma Claudio Riso, segretario della Flc, la sigla della scuola della Cgil: «Sui 1800 posti di sostegno disponibili complessivamente nella nostra provincia - spiega - solo 710 hanno un docente titolare, mentre gli altri 1090, di cui oltre la metà riguardano le scuole primarie e d’infanzia, saranno coperti da docenti precari e senza specializzazione».

Ruoli che stanno venendo gradualmente assegnati dalle singole scuole, e in particolare con le graduatorie per le medie e le superiori, e con le chiamate in base alle messe a disposizione per le scuole d’infanzia e le primarie: «Si tratta di un ruolo molto importante e delicato - riprende il sindacalista - che per due terzi dei posti verrà affidato a personale precario e non specializzato. Un problema anche per la continuità didattica, dal momento che si tratta di incarichi annuali, con una grande probabilità che l’anno prossimo l’alunno si trovi un insegnante di sostegno diverso». E sempre a proposito di sostegno, l’Università di Modena ha avviato dei percorsi per la formazione degli insegnanti e il conseguimento della specializzazione: «Un’iniziativa importante, che in regione fanno solo Unibo e Unimore - riprende Riso - il problema è il numero estremamente esiguo dei posti, che per Modena sono cento, da dividere tra scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, dunque con 25 posti per ogni grado scolastico. Insomma - chiude il segretario della Cgil scuola - una miseria rispetto all’enorme bisogno di personale formato e specializzato per il sostegno». —

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