Gazzetta di Modena

Modena

luci e ombre di Castelfrigo 

Appalti contestati e le indagini dei finanzieri

Sara Donatelli

L’azienda venne premiata nel 1995 per le capacità imprenditoriali poi la crisi e le accuse alle cooperative fornitrici di manodopera

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Nata nel 1983 come ditta artigiana fondata da Severino Ciriesi, poi affiancato dai figli, Castelfrigo è diventata un punto di riferimento nel distretto delle carni di Castelnuovo, specializzandosi nella lavorazione e selezione della carne suina fresca. Nel 1995 venne premiata per essere una delle aziende europee per sviluppo e capacità imprenditoriale e fino all’ultimo periodo ha potuto contare su circa un centinaio di maestranze interne che operavano in capannoni ampi di circa 15mila metri quadrati.

La decisione di far proseguire l’attività - anche a fronte del fallimento - è strettamente legata alla volontà di «garantire la cessione unitaria dell’azienda, con conseguente possibilità di ricollocazione delle maestranze ad oggi impiegate».

Proprio in questi giorni Roberto Ciriesi, amministratore unico della Castelfrigo, dovrà depositare in tribunale non solo i bilanci e le scritture contabili e fiscali d’obbligo ma anche e soprattutto l’elenco di tutti i creditori. L’epilogo di questa vicenda, tuttavia, è ancora da definire e può riservare non poche sorprese soprattutto in relazione all’identità del futuro acquirente della Castelfrigo.

La dichiarazione del fallimento, però, non coglie di sorpresa in quanto già nei mesi passati sono stati tanti i segnali che lasciavano presagire quanto accaduto. Appena pochi mesi fa, infatti, esattamente il 28 giugno la Guardia di Finanza aveva notificato alla Castelfrigo due verbali attraverso i quali erano emersi dati molto importanti. In primo luogo il fatto che dal 2014 al 2017 l’azienda ha «indebitamente beneficiato di somministrazione illecita di manodopera attraverso tre cooperative (la Ilia D.A., la Work Service e la Elios) mediante la simulata esecuzione di contratti d’appalto».

A questo va aggiunto il Processo Verbale con il quale è stato contestato all’azienda non solo l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ma anche la conseguente evasione dell’Iva e dell’Irap attraverso «fittizi contratti di appalto». E sono sempre le indagini portate avanti della Guardia di Finanza ad aver scoperchiato il sistema presente all’interno della Castelfrigo: «le cooperative risultavano gestite dai membri della famiglia Melone. Le direttive sul lavoro erano fornite dai Melone o da Ilia Miltjian, detto codino. Le condotte assunte erano di sfruttamento sia per le modalità imposte che per gli orari di lavoro».

Appalti illeciti, impiego di lavoratori sfruttati, fatture per operazioni inesistenti, evasione fiscale: è ciò che è emerso dalle indagini dei finanzieri ed è quanto avevano denunciato due anni fa i lavoratori licenziati. —

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