Bugatti, due giorni con i protagonisti L’auto più bella del mondo e il suo mito
Grande raduno con 500 appassionati ed ex dipendenti con il patron Romano Artioli e i progettisti di ieri e di oggi
Un marchio tornato a vivere con le più belle auto del mondo e la rinuncia obbligata alla “fabbrica blu”, diventata meta di pellegrinaggi di appassionati da tutto il mondo. Ma per due giorni, il 4 e 5 ottobre, i fans si stringeranno attorno a Romano Artioli che racconterà la sua verità sulla nascita, l’ascesa e l’improvvisa eclisse di una folgorante avventura a quattro ruote.
Sinora più di 500 appassionati, compresi tanti ex dipendenti, hanno risposto al tam tam sui social, agli inviti per la manifestazione organizzata dalla Scuderia Tazio Nuvolari di Mantova che raccoglie il fior fiore dell’automobilismo sportivo. Madrina d’ecezione Isabella Artioli, figlia del patròn, che da molto tempo lo affianca nelle tante iniziative che ruotano attorno al vulcanico papà.
Artioli non si smentirà neanche questa volta, c’è da giurarci. L’occasione ufficiale del raduno sarà anche l’occasione per presentare nel luogo più simbolico, la fabbrica di Campogalliano per l’appunto, il suo libro di memorie, la storia della Bugatti, tra trionfi di pubblico e tonfi produttivi, in cui parla in prima persona. Per il pubblico modenese un’occasione unica, ghiotta per conoscere i retroscena dei sette anni di Bugatti modenese, quando dal 1987 al 1995, alle porte della città arrivarono magnati e progettisti di fama per far nascere una vettura che, all’epoca, costava un miliardo di euro. Il prezzo più alto probabilmente per una vettura prodotta in piccola serie.
Per l’occasione il protagonista della rinascita Bugatti presenterà “Bugatti and Lotus thriller”, Cairo Editore, con prefazione di Vittorio Feltri. In tutto 200 pagine, zeppe di aneddoti, episodi curiosi e dettagli sugli uomini incontrati nel costruire, auto dopo auto, la scalata da un garage specializzato nell’assistenza alle Opel alle performance di vendita in serie, con la stessa casa tedesca e poi con General Motor, Subaru e Suzuki prima di arrivare alla Ferrari.
Già, quello che venne indicato all’epoca come il rivale del Drake, nelle ambizioni e nella voglia di fare le vetture più veloci, nella realtà fu un rivenditore delle vetture del Cavallino da Bolzano, la sua città adottiva, sino all’intera Germania. E anche quando per ragioni organizzative la sua area di vendita fu ristretta alla sola area del sud della Germania, la sua concessionaria a Stoccarda fece faville. Così nel libro ci sono parole di elogio sperticato per il Drake e grosse recriminazioni con la gestione Fiat quando fu estromesso senza troppi complimenti.
Artioli si tuffò a testa bassa nell’avventura Bugatti e in quella parallela della Lotus, meno conosciuta in Italia. In Inghilterra, per alcuni anni, comprò un marchio e una fabbrica ormai al lumicino e la riportò ai vertici delle auto sportive, vendendola poi all’apice del rilancio e utilizzando quegli utili per ripianare i debiti della Bugatti di Campogalliano.
Questa in estrema sintesi la sua verità, arricchita di nomi e date, nel libro che è già in ristampa, come assicura il suo editore. Artioli non si nasconde e chiama in causa i protagonisti di una chiusura annunciata; replica punto per punto a quella che lui chiama “la campagna diffamatoria” compiuta senza risparmio, sino a paralizzare banche e fornitori e a tenere lontani i potenziali investitori. La vendita-lampo di attrezzature e progetti e solo la sportellata finale in una corsa alla chiusura .
Ma il mito resta il mito. Artioli e alcuni dei suoi progettisti di punta si ritroveranno nello stabilimento che vide nascere le macchine che racchiudevano nello stemma e nella carrozzeria il sogno di Ettore Bugatti. —
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