Gazzetta di Modena

Modena

«Troppi figli di stranieri a scuola? Ciò che conta è l’alfabetizzazione»

L.G.

Laura Cerrocchi, docente di Pedagogia, spiega l’alta concentrazione in alcune sezioni modenesi: «Dipende da dove vivono in città...» 

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L’esperta

«L’alta concentrazione di minori di origine non italiana alle materne può avere diverse chiavi di lettura». A dirlo è la professoressa Laura Cerrocchi, docente associato di Pedagogia generale e sociale all’Università di Modena e Reggio Emilia.

«Per prima cosa - suggerisce la professoressa Cerrocchi - province come quelle di Modena e Reggio, avendo condizioni economiche migliori, continuano ad avere un flusso migratorio particolarmente alto».

Prosegue la docente: « C’è poi un altro fattore: i migranti presentano un tasso significativo di natalità rispetto alle famiglie italiane, con la massima concentrazione di bambini stranieri (che sarebbe più corretto dire di origine non italiana) nei gradi scolastici più bassi, e che può invece rischiare di ridursi nei gradi più alti anche per la dispersione scolastica».

Ma perché la presenza dei bimbi stranieri si concentra in maniera eccessiva in alcune scuole?

«Questo aspetto può essere strettamente legato alla distribuzione delle famiglie di origine non italiana nel tessuto urbano della città - riprende la professoressa - in alcune città, per esempio, in alcuni casi assistiamo a una distribuzione ghettizzata, che si riflette nella più forte presenza dei bambini non italiani in alcune scuole».

Quindi, pur facendo notare che «il termine “stranieri” è insufficiente, perché così si rischia un appiattimento sociologico (per esempio, abbiamo stranieri di prima o seconda generazione, famiglie miste, casi di minori non accompagnati) e antropologico», la docente e pedagogista dell’Università di Modena e Reggio Emilia ricorda che «i principali mezzi di integrazione e inclusione culturale e sociale sono due: il primo è la prealfabetizzazione (nel caso della scuola d’infanzia) e l’alfabetizzazione alla lingua, che consente l’accesso ai saperi, e il secondo è la socializzazione, con le figure educative e tra pari. Due fattori che richiedono un ripensamento del curricolo in prospettiva multiculturale».

« La caratterizzazione della società della scuola in termini multiculturali richiede un lavoro molto importante - continua la professoressa Cerrocchi - e che coinvolge diverse agenzie (la scuola e le agenzie educative extrascolastiche) e attori (tra questi insegnanti, coordinatori e dirigenti, educatori, pedagogisti e figure parentali)».

Per quanto riguarda gli insegnanti, secondo la docente Unimore, «sarebbe necessario lavorare sulla loro formazione iniziale e in servizio, in modo che siano in grado di conoscere e tener conto del canone delle culture di origine dei bambini di origine non italiana e di ricorrere a strumenti e strategie di educazione e di insegnamento capaci di creare coerenza e di sventare contraddizioni e deculturazione». —

L.G.

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