Proposte oscene a una 14enne: autista di scuolabus a processo
Il conducente è accusato dall’adolescente di pesanti avances a sfondo sessuale In più occasioni le avrebbe fatto apprezzamenti volgari cercando di convincerla
«Ma che belle gambe che hai». «Ormai hai quattordici anni, sei in grado di intendere e di volere». E poi anche altri apprezzamenti anche più pesanti e volgari verso la ragazza. Per questa serie di approcci espliciti a una adolescente il conducente di un pulmino scolastico modenese sarà processato davanti al Tribunale di Bologna a partire dal 15 novembre con un’accusa pesante: adescamento di minori.
L’imputato è un 35enne sposato con figli. Ogni giorno porta a scuola e riporta a casa gli studenti lungo il percorso che gli è stato assegnato dalla compagnia di trasporti. Di solito porta gli stessi ragazzi e quindi li conosce. Ma aveva sviluppato un’attenzione eccessiva verso una studentessa in particolare, anche perché abitava vicina a casa sua e quindi gli capitava di incontrarla: una ragazza che all’epoca dei fatti - tre anni fa - aveva 14 anni. La giovane prendeva il bus per andare a scuola mentre l’autista si è preso sempre più confidenze con lei. Finché un giorno la ragazza ha raccontato ai genitori cosa stava succedendo, dato che era arrivata a un punto in cui non poteva più sopportare le battute esplicite di quell’uomo che in realtà doveva solo portarla a scuola.
I genitori hanno sporto denuncia ed è nato un procedimento ma in seno alla Procura di Bologna, competente per questi reati coi minori.
Durante le indagini, la Procura di Bologna decise però di chiudere il caso riformulando l’accusa contro l’autista dello scuolabus facendola diventare da “tentato adescamento di minorenne” a “ petulanza”, un reato decisamente più blando che contrasta un’invadenza arrogante nella vita degli altri. E che, dopo la condanna per decreto penale, si è ugualmente trasformato in una multa salata per l’autista: circa diecimila euro di contravvenzione. Il caso sembrava fermarsi qua, ma il pm modenese Luca Guerzoni, competente per territorio, si è opposto al decreto penale proprio perché riteneva che la faccenda fosse ben più grave di una serie di battute petulanti a una ragazza e si è rivolto alla Cassazione. La Suprema Corte gli ha dato ragione e ha obbligato la Procura di Bologna a continuare le indagini, ora giunte a giudizio. L’autista sarà processato davanti al giudice di Bologna per tentato adescamento di minorenne.
In aula sarà vagliato il racconto della ragazza e poi quello dell’autista, perché questi sostiene che le accuse della ragazza sono false (è difeso dall’avvocato Athanassios Miras). In realtà, nel procedimento nato dalla denuncia fatta per conto della ragazza vengono rievocate più situazioni in cui l’autista si sarebbe avvicinato a lei con un pretesto e avrebbe fatto proposte oscene con apprezzamenti fisici, considerazioni sul fatto che, nonostante la giovane età (era quattordicenne), potesse scegliere lei di fare quello che voleva oppure con battute volgari. L’autista è incensurato e, a quanto è dato sapere, non ha mai avuto problemi analoghi. —
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