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«Tutti fuori alle 13? Tecnici, professionali e licei hanno ore diverse»

Giovanni Balugani
«Tutti fuori alle 13? Tecnici, professionali e licei hanno ore diverse»

Silvia Menabue provveditore agli studi: «La scelta non spetta a me  ma alle singole scuole che decidono in autonomia su base didattica» 

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Giovanni Balugani

«Al massimo potremo assumere un ruolo di coordinamento, ma la decisione sugli orari spetta alle singole scuole, in totale autonomia».

Silvia Menabue, provveditore agli studi di Modena, commenta così la proposta arrivata ieri da Seta: uniformare gli orari scolastici degli istituti superiori della città.

L’obiettivo dell’azienda di trasporto pubblico è quello di riuscire così ad offrire un servizio migliore alle migliaia di ragazzi che ogni giorno dalla provincia raggiungono le scuole di Modena. Seta garantisce che se le lezioni iniziassero ovunque alle 8 e terminassero alle 13 la logistica e gli orari dei mezzi di trasporto sarebbero gestibili in maniera più razionale. L’idea non è originale, ma arriva da Mantova dove tale metodologia è (in parte) già in atto. Nel Modenese, invece, specie nel mese di settembre si sprecano gli ammassamenti sugli autobus, i disservizi e le proteste di ragazzi e genitori, preoccupati non solo per gli orari ma soprattutto per l’aspetto riguardante la sicurezza: decine di persone in piedi rappresentano un pericolo in caso di incidente.

Ci sono alcuni aspetti che Menabue ritiene imprescindibili: «Il tempo scuola è frutto di una riflessione interna che contempera ovviamente le modalità di trasporto, ma anche aspetti didattici. Quindi ad esempio la modularizzazione delle unità orarie che, soprattutto negli istituti superiori, è differente tra tecnici, professionali e licei. Non stiamo certo parlando di una risoluzione così immediata e di certa attuazione. Anzi...».

Insomma se fino ad oggi ciascuna scuola e anche ciascuna sezione di un istituto ha organizzato un orario differente non è per un capriccio dei presidi, ma per esigenze didattiche ben definite. Si può arrivare ad una uniformità - se non totale quantomeno parziale - ma si sta parlando di un lungo percorso durante il quale dovranno essere coinvolti gli organi collegiali. Detto questo non vi è un “No” a priori da parte del mondo scuola alla proposta di Seta: «Fatte tutte le dovute premesse - prosegue Menabue - e sottolineato nuovamente che non spetta alla sottoscritta decidere gli orari delle scuole, il provveditorato può assumere una funzione di coordinamento di un tavolo, ma le decisioni definitive devono sempre essere prese soltanto dalle singole scuole in autonomie».

Un’altra questione sollevata da Seta, quella della copertura definitiva delle cattedre e la mancanza di docenti, non trova alcuna conferma nel provveditorato, che, al contrario, smentisce con forza.

Il prossimo passo sarà lunedì, quando in Provincia si aprirà un tavolo tra le parti in causa per capire quali siano i margini di manovra per l’omogeneizzazione degli orari. Al summit parteciperanno il provveditorato agli studi, aMo (Agenzia per la Mobilità), rappresentata da Andrea Burzacchini, la Provincia e ovviamente anche Seta da cui è arrivata la proposta. —

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