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Bambini, insegnanti e ricercatori universitari «Dobbiamo cambiare»

Gabriele Farina
Bambini, insegnanti e ricercatori universitari «Dobbiamo cambiare»

Studenti di tutte le età uniti nello sciopero. Con loro tanti docenti Alle primarie Gramsci si sono inventati un “Alfabeto della Terra” 

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le voci



«Se io posso cambiare e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare».

Lo spirito di Rocky ha pervaso ieri i cuori dei modenesi. Allo sciopero globale di Fridays For Future i guantoni sono stati sostituti dagli striscioni, i pugni dai canti. Nel ring contro i cambiamenti climatici i seguaci di Greta Thunberg non intendono indietreggiare di un millimetro. Dallo studente delle elementari al ricercatore universitario ognuno desidera combattere e fare la differenza… contro l’indifferenza.

«Cerchiamo di far cambiare le abitudini alle persone – la garanzia di Claudio Masini delle Giovanni XXIII – proponendo di andare meno in macchina e più in bici, non comprando le bottigliette di plastica». Emanuele Mohamed Yuusuf di un’elementare di Castelfranco ha ribadito di aver «rinunciato ad andare a scuola per venire alla manifestazione: è importante esserci». Un’importanza ribadita dagli insegnanti. «Come docente e come madre cerco di far capire ai ragazzi come il clima sia qualcosa che ci riguarda di persona», la riflessione della maestra Agnese Ferrari. Per l’insegnante «non si fa mai abbastanza» e servono strumenti quali «i giochi, le canzoni, i piccoli progetti». Davanti alla Prefettura risuonavano le note di “Ci vuole un fiore”. A intonarle gli alunni della primaria Gramsci, che hanno redatto un “Alfabeto della Terra”. Da “Aria pulita” a “Zero sprechi” ecco stimoli che i giovanissimi s’impegnano a vivere ogni giorno. «Sono molto presenti e attenti», la garanzia dell’insegnante Beatrice Marongiu. La maestra ha indicato comportamenti virtuosi quotidiani: «Merende sane, raccolta differenziata in tutte le classi, a tavola e anche a mensa». All’appello hanno risposto dalla scuola primaria Anna Frank. «Sono stati i ragazzi a coinvolgere noi insegnanti», ammette la maestra Carla Fedele. A lei il compito di ricordare qualche azione a scuola per l’ambiente: «Fare la raccolta differenziata, rilanciare l’economia circolare, pensare prima di usare un foglio». La sensibilità si conferma alle superiori. Per Monica Giansanti, insegnante alle Marconi, manifestare è un modo per «non tradire me stessa». La professoressa partecipa da tempo a battaglie per l’ambiente e avverte l’urgenza di «stare vicino ai ragazzi e ascoltarli, proponendo esperienze». Così insegnanti e studenti si devono «rimboccare le maniche per fare una rivoluzione». Una rivoluzione che per la studentessa Unimore Giulia Mancuso si realizza «sempre a piccoli passi, mai da un giorno all’altro in modo radicale». Giulia ha svoltato verso il green nella vita quotidiana: caraffe di vetro al posto della plastica, quaderno riutilizzabile per gli appunti, meno auto, più bici e camminate: «Le scelte individuali sono fondamentali». All’augurio di «un nuovo mercato sostenibile» anche a Modena si unisce il desiderio che l’università adotti la proposta More Green. Tra i punti promossi da Udu, borracce per tutti gli studenti e fontanelle al posto dei distributori dell’acqua. «Sono i giovani a dover portare sensibilità nelle scuole e nell’università», il messaggio di Francesco Bagatti. Per il ricercatore di Nanoscienze Alessandro Di Bona è invece arrivato il tempo delle «decisioni drastiche», come le tasse per chi inquina, una nuova mobilità e una maggiore efficienza energetica. «Prima potevamo permetterci una transizione dolce – ribadisce – ma ora inizia a essere tardi». —



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