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«Bene la sentenza sul suicidio assistito Ma ci vuole libertà»

Luca Gardinale
«Bene la sentenza sul suicidio assistito Ma ci vuole libertà»

Il prof. Massimo Girardis, direttore di Terapia intensiva al Policlinico,  è nel consiglio direttivo della Società italiana di anestesia 

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perchè sì

Luca Gardinale

Per arrivarci, è servita una notte di telefonate, mail, documenti scambiati e messaggi Whatsapp. Del resto, l’argomento è sempre delicato, e le posizioni non esattamente univoche. Ma alla fine l’accordo è stato trovato, e così la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva ha ufficializzato la sua posizione dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale, che mercoledì scorso ha ritenuto non punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile”. E tra i dieci medici che compongono il consiglio direttivo della principale associazione degli anestesisti e rianimatori italiani c’è il professor Massimo Girardis, direttore della Terapia intensiva del Policlinico di Modena.

Professor Girardis, cosa pensa della sentenza della Consulta sul caso di Marco Cappato e Dj Fabo?

«La posizione che abbiamo condiviso con il consiglio direttivo Siaarti è che gli anestesisti italiani sono d’accordo con la sentenza che tutela i diritti costituzionalmente garantiti della persona malata e, in particolare, con la depenalizzazione dell’articolo 580 del codice penale quando c’è una malattia irreversibile e grave che provoca una sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile, la necessità di un supporto vitale e la mantenuta capacità di intendere e volere».

E i medici modenesi cosa pensano delle parole della Corte?

«La posizione della dottoressa Elisabetta Bertellini, direttore di Anestesia e Rianimazione a Baggiovara, è la stessa del consiglio direttivo, ma in realtà il documento della Società anestesisti e rianimatori è stato condiviso da tutti i colleghi della provincia. Poi, come è comprensibile, tra gli oltre 150 anestesisti del modenese c’è chi condivide totalmente la sentenza della Consulta e chi è un po’ meno d’accordo. In ogni caso, quel documento è solo un punto di partenza, tanto che il consiglio direttivo si sta confrontando con il comitato etico della società».

E gli obiettori di coscienza?

«Gli obiettori devono avere la possibilità di agire secondo la loro coscienza: i medici che non ritengono eticamente accettabile partecipare alla procedura di suicidio assistito devono poter vedere protetto questo loro diritto tramite il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Un aspetto sottolineato chiaramente nel documento che abbiamo condiviso, che ricorda la necessità di avere una legge idonea alla regolamentazione della procedura di suicidio assistito. Una legge che deve prevedere, appunto, la possibilità per i medici di dichiarare la propria obiezione di coscienza e quella per i non obiettori di non incorrere in sanzioni disciplinari da parte dell’Ordine di appartenenza. Chiediamo inoltre al legislatore di prevedere una commissione per la valutazione della appropriatezza della richiesta da parte del paziente, in coerenza con le caratteristiche necessarie previste dalla Corte costituzionale stessa». —

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