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«Decisione inaccettabile Così andiamo dritti verso la vera eutanasia»

L.G.

Il dottor Gabriele Frassoldati, medico di base a Finale e obiettore «Il nostro dovere è tutelare sempre la vita del malato» 

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PerchÈ no

Una sentenza inaccettabile, che apre la strada alla legge sull’eutanasia. A bocciare senza riserva la decisione della Consulta sul suicidio assistito dopo il caso di dj Fabo e Marco Cappato è Gabriele Frassoldati, dall’82 medico di medicina generale a Finale Emilia e obiettore di coscienza.

Dottor Frassoldati, cosa pensa della sentenza della Corte Costituzionale?

«Che è una decisione inaccettabile per chi svolge la mia professione. Peraltro la Consulta parla di “patologie irreversibili che causano sofferenze fisiche intollerabili per il paziente”, ma oggi il dolore lo possiamo controllare. Per quanto riguarda le sofferenze psicologiche, è molto complicato prendere decisioni del genere su questa base: insomma, se un paziente è sconfortato per la malattia, e magari lo è anche la sua famiglia, non è forse mio dovere curarlo ugualmente se come medico so che ci sono delle possibilità di farlo star meglio?».

Le è mai capitato un paziente che sta talmente male da desiderare di morire?

«Ho da poco perso un amico che aveva la Sla da vent’anni, quindi sono piuttosto sensibile. Una grande sofferenza per un tempo lunghissimo, durante il quale non ha mai desiderato di morire: piuttosto, mi ha detto “aiutatemi a vivere come meglio posso”, e noi lo abbiamo fatto. Detto questo, sono fermamente convinto che la sofferenza vada combattuta, così come il senso di solitudine del paziente, e insieme al paziente vada sostenuta tutta la sua famiglia, che soffre insieme a lui. E anche questo compito spetta a noi medici di base».

E quando la malattia è incurabile e la sofferenza troppo forte?

«In quel caso il medico non cura più la malattia, ma il malato, e con lui tutta la sua famiglia, che può essere il punto di forza per sostenerlo in un momento tanto difficile. Ed è proprio tutto questo lavoro, che ogni giorno facciamo per il paziente e per la sua famiglia, che rischia di crollare davanti a una decisione improvvisa e inspiegabile della Consulta. Volendo fare un esempio, se un bimbo nasce prematuro e la sua vita è seriamente in pericolo, dovrei chiedere ai genitori, che magari in quel momento si sono comprensibilmente fatti prendere dallo sconforto, la possibilità di mettere in pratica un suicidio assistito, o devo fare tutto quello che è nelle mie possibilità per farlo vivere e per farlo stare bene? E oggi c’è addirittura chi consente l’aborto post parto, come Stati Uniti e Canada: non è forse un omicidio, anche se la legge lo consente? Tornando al nostro Paese e alla sentenza della Corte Costituzionale, ricordo a tutti che il nostro dovere di medici è quello di tutelare la vita del malato, mentre questa decisione va in direzione opposta, perché è un grimaldello per arrivare alla legge sull’eutanasia. Anche per questo, continuerò convintamente a dire “no” a tutte le forme di morte». —

L.G.

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