Giocatori d’azzardo patologici Una task force per aiutarli
Patto tra Ausl, Comuni, Federcosumatori e coop sociali per contrastare la piaga «Non è soltanto un problema, ma va trattato come una vera malattia»
Per sconfiggere la patologia del gioco d’azzardo, c’è una task force pronta a schierare tutte le armi a disposizione. È infatti stato presentato, nella sala verde del Palazzo Abbaziale, il Piano Locale di contrasto che coinvolgerà malati e istituzioni dell’Unione Comuni del Sorbara.
Tanti i relatori che si sono succeduti durante la mattinata e che hanno elencato i numerosi strumenti messi in campo per prevenire e combattere il gioco d’azzardo. Ad aprire i lavori il vicesindaco di Nonantola, nonché assessore alle Politiche sociali e sanitarie, Gian Luca Taccini. «Oltre al nuovo piano locale di contrasto - ha spiegato - l’Unione si è già dotata di un’ordinanza che punta a limitare gli orari di apertura degli esercenti che posseggono le cosiddette “macchinette”, ma molto resta da fare in termini di prevenzione del fenomeno nei confronti delle giovani generazioni».
Sono infatti sempre di più gli adolescenti che giocano, soprattutto online, e che rischiano di cadere nel vortice della patologia, senza magari accorgersene fino a trovarsi incatenati, avulsi dalla società e con gravi problemi economici. A confermarlo è stata la dottoressa Giorgia Pifferi, referente del progetto “Gioco d’azzardo patologico” per l’Ausl di Modena la quale si è lungamente soffermata sulle modalità attraverso le quali approcciarsi a quello che può essere definito a tutti gli effetti come un disturbo da dipendenza.
«Il percorso che l’Ausl di Modena ha creato in tutti questi anni - ha spiegato Pifferi - è composto da tre elementi: la prevenzione, la valutazione multiprofessionale e il trattamento multidisciplinare. Occorre infatti una vera e propria equipe che sia in grado di riconoscere un soggetto che è vittima del gioco d’azzardo patologico. Per questo motivo la squadra che si occupa dell’osservazione e della diagnosi è composta da un operatore dell’area socio-educativa, da uno psicologo e da un medico del Sert».
La fase più delicata, tuttavia, è sempre quella finale. «Smettere di giocare, in realtà, è la parte più semplice - ha concluso la dottoressa Pifferi - La cosa più complessa è non riprendere a giocare».
Quando ci si approccia a una tematica complessa come quella del gioco d’azzardo patologico, tuttavia, sono tanti i fattori che incidono non solo sulla problematica in sé ma anche sul soggetto che si trova coinvolto in tutta una serie di meccanismi anche economici. «Il sovraindebitamento è una delle conseguenze del gioco d’azzardo - ha spiegato la dottoressa Pamela Bussetti di Federconsumatori - Nel 2012, nel pieno della crisi economica, abbiamo attivato un numero verde e un servizio denominato “Sos Truffa”. In quel periodo erano tanti i casi di attività commerciali che, non riuscendo a sostenere le spese, sono state costrette a chiedere i battenti. Proprio dove prima vi erano questi esercizi adesso ci sono le sale scommesse e vlt».
Federconsumatori, insieme all’Ausl di Modena, ha inoltre creato una rete che si pone come obiettivo il sostegno a tutte quelle persone che a causa del gioco d’azzardo si trovano in una condizione economica disagiata. «Spinti anche da questo progetto -ha spiegato Bussetti - nel 2017 abbiamo creato lo “Sportello Sovraindebitamento” a Sassuolo e a Nonantola, entrambi gestiti da consulenti esperti che valutano le singole situazioni e ricercano le migliori soluzioni per aiutare i soggetti in difficoltà a diminuire i propri debiti».
Protagoniste dei numerosi progetti volti a contrastare il gioco d’azzardo anche le scuole della provincia: solo nell’ultimo anno Federconsumatori ha incontrato più di 800 studenti tra Modena, Vignola e Carpi. Un altro punto che è stato toccato durante la presentazione del nuovo Piano di Contrasto al “Gap” è stato il supporto che occorre dare non solo ai soggetti che giocano d’azzardo, ma anche alle loro famiglie che il più delle volte non dispongono degli strumenti necessari per aiutare i propri cari. «Negli ultimi mesi abbiamo creato dei veri e propri gruppi di supporto per le famiglie - ha spiegato il dottor Roberto Zeppa della cooperativa Papa Giovanni XXIII e promotore del progetto Rien Ne Va Plus - Sono tanti i sentimenti che i familiari si trovano a vivere nel momento in cui scoprono di avere al proprio fianco una persona che gioca d’azzardo. Paura, incredulità, angoscia, senso di tradimento e magari problemi economici. Il nostro obiettivo è far capire loro che non si trovano di fronte a un problema ma ad una vera e propria malattia». —
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