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VERSO il voto 

Pd-M5S, avanti a piccoli passi verso l’accordo per le regionali

Luca Gardinale
Pd-M5S, avanti a piccoli passi verso l’accordo per le regionali

Apertura di Massimo Bugani, uno dei soci di Rousseau, sul patto elettorale: «È il momento di un accordo di civiltà». E il governatore spinge per la “sua” lista

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La prima vera risposta arriverà il 27 ottobre da Perugia, primo test elettorale regionale post-Conte 2, e dirà molto banalmente se l’alleanza funziona o no: se le cose andranno bene anche in un contesto più complicato, a quel punto sarebbe difficile rinunciare all’intesa vincente in Emilia Romagna, mentre in caso contrario il dialogo si fermerà e ognuno andrà al voto da solo.

Fermo restando che il test più importante è quello delle elezioni umbre, il tentativo di Pd e Movimento Cinque Stelle di trovare un’intesa anche per le regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna ha registrato un passo avanti importante.

Se finora la parte più ottimista era stata senza dubbio quella dem, con il presidente e ricandidato per il centrosinistra Stefano Bonaccini sempre più esplicito nel parlare dell’accordo da portare a casa, ora anche il Movimento inizia ad ammorbidire la propria posizione.

Una posizione espressa chiaramente sabato da Massimo Bugani, capogruppo in Consiglio comunale a Bologna e fresco di nomina a capo dello staff del sindaco di Roma Virginia Raggi.

Un passo avanti importante, considerando che le parole vengono da uno dei pentastellati più influenti in regione, nonché uno dei quattro soci - gli altri sono Davide Casaleggio, Pietro Dettori ed Enrica Sabatini - dell’associazione Rousseau.

Ma cosa ha detto dunque Bugani? Parlando dal Villaggio Coldiretti di Bologna, sabato il capogruppo bolognese ha fatto notare che è arrivato il momento «di andare oltre le sigle dei partiti. È il momento di un accordo di civiltà per il bene del Paese - ha aggiunto il pentastellato riferendosi al tentativo di intesa per le elezioni in Emilia Romagna - sedersi e fare incontri programmatici stando sui temi è fondamentale con tutte le forze politiche, indipendentemente da chi sarà maggioranza e opposizione».

Se finora i Cinque Stelle sono sempre stati tiepidi sulla possibilità di un’intesa sul modello di quella nazionale e di quella umbra, ora le cose stanno iniziando a cambiare: del resto, la decisione di Bonaccini di non andare al voto a fine novembre nonostante il momento difficile della Lega, optando così per l’ultima data utile a gennaio, rappresenta proprio un segnale molto chiaro nei confronti del Movimento, in attesa che le elezioni umbre dicano se l’accordo funziona o meno a livello territoriale.

Il nodo, comunque, resta ancora quello del candidato alla presidenza, dal momento che i Cinque Stelle hanno posto la necessità di un il passo indietro di Bonaccini come requisito fondamentale per trattare (i pentastellati invece vogliono un candidato civico), ma il Pd ha già blindato il governatore uscente.

La sensazione, comunque, è che ci sia margine per trattare anche senza la rinuncia di Bonaccini, anche perché ad oggi il Movimento non ha ancora un candidato.

Nel frattempo, il centrosinistra si sta muovendo per costruire una coalizione ampia, guardando a sinistra - Articolo Uno, che potrebbe dar vita a una lista civica come fatto a Modena - e ai movimenti civici, oltre che al neonato partito di Renzi, sul quale Bonaccini ha già detto di poter contare.

Resta da chiarire la questione “lista Bonaccini”: il presidente vorrebbe una lista che porti il suo nome, ma l’operazione si concretizzerà solo se ci sarà un gruppo di emiliano-romagnoli di spessore disposti a metterci la faccia. Poche settimane e il quadro si inizierà a delineare. —



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