«Satana esiste e può possedere ma non bisogna avere paura»
«La gente tende a non crederci, poi quando vede si rende conto del maligno» «Il numero degli indemoniati è alto tra i giovani, serve un catechismo diverso»
«Qualcuno di voi non crede nel demonio? Se la risposta è sì alzate la mano».
Ed in chiesa è stato il silenzio assoluto. Con questa domanda dai toni provocatori è iniziata la conferenza a Madonna di Sotto dell’esorcista più famoso dei dintorni: don Ermes Macchioni.
Scopo dell’incontro quello di fornire una corretta informazione sul maligno per riuscire a riconoscere il male e di conseguenza ad evitarlo. Un problema, quello dei contatti con il demonio, che secondo l’esorcista interessa tre giovani su mille, che iniziano a praticare sedute spiritiche e cercano l’occulto sul web.
Ma chi è Don Ermes e soprattutto come nasce il suo interessamento alle esperienze demoniache? Nei primi anni del sacerdozio l’esorcismo sembra essere un mondo lontano e completamente estraneo al don: si trova alla parrocchia di San Martino in Rio e si interessa ai giovani. La svolta arriva nel 1980 quando viene chiamato per benedire il fieno in una fattoria dove si trovava una mucca in fin di vita. Il giorno dopo l’animale risulta essere miracolosamente guarito, un episodio che neanche il veterinario stesso si spiega.
Don Ermes si interroga quindi su quale sia questa forza che si è trovata costretta ad allontanarsi di fronte ad una benedizione. È da questo episodio che approfondisce il discorso sulle origini di satana, indaga sui soggetti maggiormente colpiti, come aiutarli e come capire le forme della possessione.
«Dobbiamo tenere a mente – ha spiegato – che parlando del diavolo parliamo indirettamente di Gesù che è venuto per distruggere le opere del peccato. Non dobbiamo avere paura: né noi in primis . noi esorcisti infatti non abbiamo restie - né per gli afflitti. Dobbiamo aiutarli invece, ricordandoci che anche se il demonio non molla, siamo sempre e comunque protetti dal Signore, siamo battezzati. Ricordo di un posseduto che al termine di un esorcismo mi disse che voleva colpirmi, ma non ci era riuscito, mi vedeva come protetto da una bolla di gomma».
Una ricca riflessione che più volte si è soffermata sul sottolineare la figura dell’esorcista e il problema della diffusione della possessione.
«Noi esorcisti – continua - non siamo super uomini, anzi, se potesse il maligno ci divorerebbe in un boccone. Molto spesso ho a che fare con persone scettiche ma alla fine mi sento dire “non credevo si potesse fare”. Mi ricordo quando mi hanno portato in chiesa una giovane ragazza posseduta nel bel mezzo della messa: quando ha cominciato a strisciare sotto ai banchi i fedeli sono tutti scappati. Pensiamo che il numero sia in calo ma tra i giovani resta molto diffuso. C’è poca conoscenza al riguardo, il discorso viene evitato al catechismo, questo deve cambiare». —
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