Studenti ammassati sui bus Nulla di fatto in Provincia
Tomei chiederà più soldi alla Regione, ma i problemi sono destinati a restare Tramontata anche l’ipotesi di Seta di uniformare l’orario delle lezioni
Orari provvisori, soluzioni ancora non definitive. Conciliare la ripartenza delle scuole con le linee di trasporti attuali rimane un codice da decifrare. La chiave non è stata trovata ieri mattina al tavolo sulla mobilità in Provincia. All’orizzonte il tampone di «una regia che cerchi di limitare al minimo il disagio per i ragazzi».
Le parole sono di Gian Domenico Tomei, presidente della Provincia. Tale regia si dovrebbe riunire nei giorni alla vigilia della prima campanella. La sfida consisterebbe nel bilanciare gli orari provvisori degli istituti con gli orari scolastici delle corse, tarati sugli orari definitivi delle scuole.
«Ci sono scuole che hanno dall’inizio organici al completo o quasi – ha ricordato Maurizio Macciantelli, referente dell’ufficio Studi del Provveditorato – ma anche molte che hanno bisogno di due o tre settimane per attestarsi». Per il sostituto del provveditore Silvia Menabue l’orario provvisorio è dunque adottato «per forza» mentre la suggestione di un orario unico per le scuole è un’ipotesi «non contemplata».
Dalle coperture d’insegnanti si passa a quelle economiche. Tomei ha invocato «un tavolo di confronto con la Regione per avere le risorse necessarie a far fronte la mole di trasporto pubblico aggiuntiva». Una mole che il presidente della Provincia certifica «in oltre 250 ragazzi in più alle superiori quest’anno».
Un aumento in tendenza con quanto previsto nel prossimo decennio. «Le risorse non sono sufficienti per rispondere adeguatamente a tutte le esigenze di tutti», la critica di Andrea Burzacchini, amministratore unico dell’agenzia per la Mobilità (aMo). Per Burzacchini è «una mancanza cronica» riguardante sia Modena sia l’Italia in generale. L’amministratore aMo ha rilanciato un tavolo permanente con Seta e le scuole «per poter reagire in modo ancora più immediato e puntuale».
Burzacchini ha specificato che «il trasporto pubblico è un servizio universale per tutti, non soltanto per gli studenti». Ha poi auspicato «più ferrovie e ferrovie che funzionano meglio per liberare molto facilmente risorse anche per il trasporto pubblico su gomma».
Più cauto sul punto Francesco Patrizi, amministratore delegato Seta: «Daremmo una mano nel momento in cui si faranno ragionamenti più allargati». Patrizi ha garantito un «impegno massimo» da parte dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico. Far coincidere gli orari resta difficile perché «la presenza o meno dei supplenti neanche le scuole le conoscono con grosso anticipo».
Per Elio Carosone, presidente della Consulta provinciale degli studenti, anche aumentare i mezzi sarebbe «un tamponare piuttosto che risolvere i problemi». Problemi che la Consulta ha sottoposto con un’indagine su 2.787 studenti di 18 istituti modenesi. Ancor prima del sovraffollamento (identificato dal 65% del campione) i giovani lamentano ritardi dei mezzi (78,3%). Più di un intervistato su tre (35,6%) ha registrato un mancato passaggio dei bus alla fermata.
Più di tre su dieci (31,1%) ha vissuto un’avaria di un mezzo con un seguente abbandono dal tanto agognato posto a bordo. Un posto vissuto con disagio dall’85,3% del totale. Appena il 3,4% ritiene vantaggioso il prezzo degli abbonamenti, a malapena sostenibile per oltre un intervistato su quattro (28,2%). —
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