San Nicolò, gli affreschi scoperti già 26 anni fa
L’associazione E’ Scamadul ricorda l’ingresso nella chiesetta «Scorgemmo San Rocco, la Madonna e la Maddalena»
SESTOLA. «Gli affreschi quattrocenteschi nella chiesa di San Nicolò a Sestola non sono stati scoperti oggi ma 26 anni fa, e tutti lo sapevano. Anche se non se ne interessarono». Lo precisano (dopo essersi rivolti al consigliere 5 Stelle Riccardo Balboni, per rilanciare il caso) i componenti dell’associazione E' Scamàdul, da sempre attivissimo faro culturale. Tanto da prendersi a cuore nel 1993 le sorti della chiesetta del forte, allora in uno stato di totale abbandono. Ci pioveva dentro, così un gruppetto formato dai fratelli Emilio (presidente dell’allora cooperativa E' Scamàdul) e Carlo Balboni, Remo Bazzani e Nino Galli, dopo aver chiesto le autorizzazioni, salì sul tetto per sostituire le “piagne” rotte e cinque travetti marci.
«Scoperta una porzione di tetto sul lato destro, ci accorgemmo subito che c’erano mura doppie - racconta Emilio - e incuriositi ci calammo giù. Erano le 10.30 del 1° settembre 1993: fu tutto annotato. Scorgemmo subito la testa del San Rocco, coperto per tutto il resto dai detriti. Poi la Madonna con Bambino e la Maddalena, dopo aver ripulito tutto. Scoprimmo una porzione di tetto parallela sul lato sinistro: la stessa operazione portò alla luce l’altra Madonna e San Cristoforo. Immaginatevi l’emozione di fronte a tanta bellezza». Il lato sinistro del tetto fu ricoperto, in quello destro venne installato un lucernario per permettere di calarsi ancora giù, come fece il 17 ottobre Alfonso Garuti, direttore dei Musei carpigiani, per esaminare la scoperta. Di cui furono edotti il 10 settembre Comune di Modena (proprietario del bene), di Sestola, Parrocchia, Provincia, Regione e Soprintendenza con una lettera in cui E' Scamàdul propose un piano di recupero e restauro di una scoperta il cui valore fu ribadito nel volume “La chiesa di Rocca”, scritto nel '94 da Sergio Balboni e Alfonso Garuti (Edizioni E' Scamàdul). Ma non ne seguì nulla. Nel 1997/98 venne fatto un preventivo di 204 milioni di vecchie lire per il recupero, che voleva dire aprire due varchi laterali come quelli che oggi permettono di ammirare gli affreschi dall'interno della chiesa, senza salire sul tetto.
«La Soprintendenza rispose che c’erano dei rischi, che bisognava valutare... Fatto sta che non se ne fece nulla» continuano dall’associazione. Il tesoro venne così “dimenticato” all’esterno, e la chiesa andò incontro a un ulteriore periodo d’abbandono. «Il libro fu inviato anche al sindaco di Modena Pighi per sollecitare: non ricevemmo neanche una risposta» sottolineano amari da E' Scamàdul. Nel 2016/17 con una studentessa che voleva fare una tesi di laurea su quel recupero tornarono a essere fotografati tutti gli affreschi. Poi finalmente con i fondi ottenuti dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli con l’inserimento del recupero nel progetto del “Ducato Estense”, l’intervento attuale e l’apertura dei due passaggi laterali d’accesso auspicati 26 anni fa. «Questo solo per doverosa ricostruzione dei fatti - chiosano da E' Scamàdul - non vogliamo premi. Siamo molto lieti che finalmente il pubblico possa avere accesso a queste meraviglie». —
D.M.
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