Gazzetta di Modena

Modena

“In sella alla vita” 

Imparare cavalcando Studenti disabili e non a lezione in Accademia

Gabriele Farina

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Scoprire il mondo dei cavalli, se stessi, l’Accademia. È la triplice finalità di “In sella alla vita”. I primi destinatari sono gli studenti con disabilità delle scuole primarie e secondarie modenesi.

«L’obiettivo principale è l’integrazione e l’inclusione», assicura Angela Ravaioli. La pedagogista dell’associazione “Il Paddock” ha sviluppato con il Centro ippico guidato dal tenente colonnello Giampaolo Cati un percorso lungo un anno scolastico. I protagonisti del progetto impareranno ad andare a cavallo, mettendosi in gioco nella forma di “ippoterapia 2.0” chiamata “intervento assistito con animali”. Sarà un modo per prendere coscienza sia degli animali sia dei propri talenti. Le classi coinvolte potranno poi a turno esplorare gli ambienti che si estendono dietro il cancello di corso Canalgrande 100. «Le scolaresche potranno fare visite guidate – ha proseguito Ravaioli – e riscoprire antichi mestieri che stanno scomparendo». Alle attività nelle scuderie dell’Accademia saranno affiancate lezioni in classe sui cavalli. Inoltre, i giovani del progetto diventeranno professori per un giorno. A loro, infatti, sarà affidato il compito di descrivere alla fine dell’anno il percorso con relazioni e presentazioni multimediali.

Per Pierluigi Forghieri del Lions Club Modena Host il progetto ha il merito di «contribuire al miglioramento sia delle capacità fisiche sia soprattutto di quelle psicologiche». «Chiamarli ragazzi disabili non esprime tutto il loro potenziale», ricorda il provveditore Silvia Menabue. L’iniziativa rappresenta la quarta organizzata dall’Accademia nell’ambito degli interventi assistiti con animali. «È un esempio che molte organizzazioni sul territorio nazionale seguiranno», ribadisce un emozionato e orgoglioso generale Rodolfo Sganga, comandante dell’Accademia. Sganga cita le tre missioni che si attuano giorno dopo giorno nell’istituto da lui guidato: sapere, saper fare, essere. «Un’iniziativa così rientra nella terza categoria – riprende Sganga – ovvero riguarda valori etici che devono contraddistinguere gli uomini in uniforme e anche ogni cittadino sul territorio nazionale». Infine, un ringraziamento per le donne e gli uomini dell’Accademia a partire dal tenente colonnello Cati «che ha un cuore grosso così». —



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