Le istituzioni “latitanti” dopo tante polemiche e il rischio imputazione
mirandola. Sono passati quasi cinque mesi, a Mirandola ci sono state fior di polemiche, di segno opposto. Eppure ancora nessuno si è presentato in tribunale a chiedere giustizia, ad acquisire gli atti, magari a sostenere una tesi processuale diversa da quella che si profila.
Al di là di tanti commenti sui social, la realtà processuale è che ad esempio le famiglie della badante Yoroslava Kryvoruchko e di Marta Goldoni, la donna che accudiva, entrambe decedute, non si sono ancora presentate. Una scelta - attenzione - non definitiva e comunque comprensibile, dal momento che da una eventuale condanna non ricaverebbero un euro, dato che parliamo di un imputato fantasma e senza reddito.
Farà più discutere invece la posizione del Comune (o dei Comuni, trattandosi della sede della polizia municipale dell’Ucman). Ìstituzioni finite peraltro sotto accusa pubblicamente, per la superficialità con cui uffici con documenti così preziosi (quasi tutti andati in fumo, mentre le armi custodite in armadi blindati si sono salvate) erano protetti. La Procura in questo avrà visto solo superficialità, ma non gli estremi di un reato. Ciò non esclude che per i danni di questa superficialità non possano tuttavia avviare un procedimento di responsabilità civile i danneggiati, ovvero Acer (che gestiva gli appartamenti di proprietà dello stesso Comune), o le famiglie delle vittime.
Tornando al processo penale - schivata una imputazione - la costituzione di parte civile (per ora parte offesa) da parte del Comune o di Ucman potrebbe avere anzitutto un alto valore simbolico, specie dopo le accuse che la attuale maggioranza aveva mosso alla precedente amministrazione. Ma anche per eventualmente chiedere - così come proclamato sulla piazza - l’accusa di omicidio per il magrebino. La tesi accusatoria attuale è che Otman non potesse sapere che al piano superiore dormissero degli anziani, e che quindi appiccando l’incendio poteva arrecare loro la morte. Di qui la scelta di contestare non l’omicidio, ma morte come “conseguenza di altro reato”. Scelta ad oggi più realista, e che non impedirebbe comunque una condanna pesante per l’ imputato. —
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