Amianto disperso nella Bassa I Comuni contro Bianchini
Unione e Finale saranno parte civile anche nell’appello per l’inquinamento I giudici di primo grado avevano assolto Augusto, la moglie e il figlio
I giudici di primo grado di Reggio avevano assolto (il fatto non costituisce reato) Augusto Bianchini, la moglie Bruna Braga e il figlio Alessandro per lo spargimento di amianto in diversi siti della Bassa terremotata. Le motivazioni della sentenza parlavano di “plurime e univoche risultanze probatorie dimostrative di una inconsapevolezza di avere gestito materiale contenente amianto”. Allo scadere dei termini, i Comuni hanno però deciso di costituirsi parte civile e affiancare la Direzione distrettuale antimafia che ha proposto appello contro la sentenza di assoluzione.
Lo si apprende da una delibera di Giunta del Comune di Finale in cui il sindaco Sandro Palazzi e i suoi assessori hanno deciso “che anche l’Amministrazione Comunale, nella sua qualità di parte civile processualmente costituita, al fine di garantire la miglior tutela possibile degli interessi e dei diritti che rappresenta, proponga appello avverso la succitata sentenza limitatamente ai capi di cui si tratta; che, per ragioni di continuità processuale, l’incarico debba essere affidato all’avvocato Valeria de Biase, già incaricata per tutte le precedenti fasi processuali».
Ma nell’atto di incarico, si apprende che la medesima strategia è stata adottata anche dall’Unione Area Nord, ente costituito ad inizio battimento dopo alcune polemiche per i tempi non particolarmente celeri nel considerarsi parte lesa.
Stando alle accuse, respinte comunque dai giudici di primo grado, i Bianchini con attività organizzate effettuavano operazioni non consentite di recupero e miscelazione di ingenti quantitativi di rifiuti, “volontariamente non procedendo alla distinzione dei rifiuti non pericolosi da quelli pericolosi ed in particolare da quelli contenti amianto”. Che la famiglia di imprenditori sanfeliciani abbiano comunque sparso amianto è stato sancito anche dal tribunale, che però non ha visto un dolo diretto nel presunto piano di spandimento. Si ricorderà come fossero stati individuati nove siti con presenza di amianto: il campo di accoglienza sfollati a San Biagio; l’area nei pressi del cimitero di San Felice; l’area a ridosso della tendopoli di Massa; la zona della caserma dei vigili del fuoco di San Felice; il capannone Phoenix di San Felice poi coperto con del magrone dopo un primo controllo Arpae; le scuole medie di Concordia; il parco della scuola primaria “Alighieri” di Mirandola; il cortile delle elementari di Finale dove nei mesi scorsi c’è stata un’imponente bonifica; l’area verde delle scuole medie di Reggiolo. La difesa di Bianchini, rappresentata dagli avvocati Giulio Garuti e Simone Bonfante, aveva tra l’altro sostenuto che «assolutamente illogica sarebbe la vendita di materiale contaminato proprio ai Comuni con i quali la Bianchini Costruzioni lavorava da 40 anni, con cui ha sempre avuto ottimi rapporti, e peraltro nell ’ambito di aree - costruzioni di edifici pubblici post sisma - dove i controlli sarebbero stati pressoché scontati». —
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