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Squinzi. L’imprenditore che non licenziava mai e vinceva tutto

Paolo Seghedoni
Squinzi. L’imprenditore che non licenziava mai e vinceva tutto

L’omaggio di istituzioni, categorie economiche, sindacati Lunedì in Duomo a Milano i funerali. Calcio in lutto

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SASSUOLO. Lunedì alle 14.45 nel Duomo di Milano sarà dato l’ultimo saluto terreno a Giorgio Squinzi. I funerali del patron della Mapei e del Sassuolo Calcio si svolgeranno nel cuore di quella Milano che, lui bergamasco, era diventata la sua città.

Ma Squinzi era non solo conosciuto e amato, ma ormai anche cittadino di Sassuolo ed emiliano d’adozione. Lui, imprenditore figlio di imprenditori lombardi, era stato accettato dalla nostra terra e riconosciuto come uno del posto, grazie anche all’affabilità che non lesinava a nessuno e a una grandissima cultura ed etica del lavoro. In forma di rispetto e di lutto la gara tra Brescia e Sassuolo, in programma questa sera alle ore 20.45, è stata rinviata (dopo qualche fraintendimento tra Sassuolo, Brescia e Lega Calcio) a mercoledì 18 dicembre sempre alle 20.45.

Squinzi era arrivato alla guida del Sassuolo Calcio, pur senza aver mai avuto cariche ufficiali in società, per un debito di riconoscenza nei confronti di un territorio che aveva contribuito in modo determinante alla crescita della “sua” Mapei e anche nei confronti di tante persone che aveva conosciuto. Sergio Sassi, figlio di Claudio indimenticato presidente del Sassuolo, diceva spesso di aver convinto Squinzi a comprare il Sassuolo da Rudy Baldelli quando la società neroverde (allora in C2) stava per andare a gambe all’aria. Proprio Sassi, insieme a Carlo Rossi (tuttora presidente del Sassuolo), andarono a Milano per “salvare” la società e tornarono con la promessa di Squinzi di intervenire.

Squinzi, come sempre, tenne fede alla parola data e diventò il proprietario della piccola società calcistica, lui che nel ciclismo (sua grande passione sportiva) aveva vinto tutto o quasi con la Mapei. Proprio il ciclismo fu un modo per far circolare nel mondo il brand della multinazionale meneghina, mentre il Sassuolo impiegò qualche anno a emergere in modo prepotente.

«Se non saliamo di categoria mollo tutto»: questo era il mantra di Giorgio Squinzi e lo dichiarava spesso anche ai giornalisti. L’ambizione, la voglia di vedere il tabellone di San Siro con scritto “Inter-Sassuolo 0-1”, lo accompagnava (lui, milanista da sempre) fin dai tempi della C2. Sembrava una follia, invece è successo veramente, come sarebbe stato semplicemente assurdo ipotizzare un Sassuolo in Europa, altra scommessa vinta da Squinzi.

Da imprenditore ha vinto tutto quello che c’era da vincere: la Mapei sotto la sua guida è diventata un’azienda mondiale, con un fatturato in costante ascesa oggi a 2,5 miliardi di euro e stabilimenti nei cinque continenti, pur rimanendo una azienda a conduzione sostanzialmente familiare (la moglie, Adriana Spazzoli, è anche vice presidente del Sassuolo Calcio, i figli sono impegnati nell’azienda) e senza quotazione in borsa. Salvò la Vinavil dal fallimento e divenne presidente di Confindustria, carica in cui seppe portare la sua sensibilità di imprenditore legato ai suoi collaboratori. «Non ho mai licenziato nessuno», ha avuto modo di dire con orgoglio in più circostanze, non a caso i sindacati lo hanno sempre rispettato e apprezzato. «La scomparsa di Giorgio Squinzi ci rattrista. Imprenditore di grandi capacità e dotato di grande umanità, ha saputo rendere la sua azienda leader nel mercato, innovare i prodotti, tenere sempre aperto e costruttivo il dialogo con i lavoratori e il sindacato». Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. «Da presidente di Confindustria - aggiunge il leader della Cgil - ha saputo riaprire il dialogo con le confederazioni sindacali». Sulla stessa falsariga Annamaria Furlan della Cisl: «Giorgio Squinzi è stato uno dei più brillanti ed innovativi imprenditori italiani oltre che un interlocutore sempre disponibile ed aperto al dialogo con il sindacato da presidente della Confindustria. Con lui abbiamo siglato accordi importanti che hanno segnato le relazioni industriali. La sua scomparsa ci addolora molto. È una grave perdita per il mondo del lavoro e per il Paese».

Tornando al calcio, Squinzi ha legato molto soprattutto con gli allenatori, in modo specifico con Massimiliano Allegri, che condusse il Sassuolo dalla C1 alla B, ed Eusebio Di Francesco che ha fatto la storia del Sassuolo. Ma anche con alcuni giocatori: da sempre “innamorato” sportivamente parlando di Gaetano Masucci, ha ribadito che voleva fare di Berardi la «bandiera del Sassuolo».

Tra i tanti Francesco Acerbi che ha ricordato il dottore con un tweet commovente, lui che ha avuto a che fare con un tumore: «Mi sei stato vicino in uno dei momenti più bui della mia vita, per questo ti sarò per sempre grato. Per me sei stato come un padre e ti sarò per sempre riconoscente, resterai sempre nel mio cuore. GRAZIE presidente Squinzi».

L’ultima uscita pubblica è stata in occasione dell’inaugurazione di un altro gioiello, il Mapei Football Center: «Voglio andare in Champions» aveva detto. Molti pensavano scherzasse, invece come sempre ci credeva con forza. Non ha avuto il tempo di arrivarci, c’è da scommettere però che il Sassuolo targato Mapei continuerà a provarci. Nel nome del Dottore. —


 

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