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Tonnellate di scarti tessili nei capannoni Da Prato al Frignano per essere nascosti

Stefano Totaro
Tonnellate di scarti tessili nei capannoni Da Prato al Frignano per essere nascosti

Business dello stoccaggio di rifiuti industriali: due arrestati e un modenese di 74 anni tra i diciotto indagati dalla Forestale

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Il business era semplice: garantire alle ditte del comprensorio pratese del tessile la scomparsa degli scarti di produzione, di quei rifiuti classificati come speciali il cui smaltimento viene a costare sino a 170 euro a tonnellata. Come fare? Facendo sparire questi ritagli, propriamente cascami, in sacchetti neri della spazzatura per poi stoccarli in anonimi capannoni sparsi un po’ ovunque nel Nord Italia. Bastava solo organizzarsi ed è quello che hanno fatto i due, un veneto e un mantovano, che sono stati arrestati dai carabinieri della Forestale che hanno stroncato il loro giro fatto di intermediari, di ditte fittizie, di autotrasportatori che prendevano e scaricavano questi sacchi. Alla fine del giro a rimetterci restavano gli ignari proprietari dei capannoni “imbottiti” di rifiuti, che si vedevano pagare la prima, massimo la seconda rata dell'affitto e poi il nulla. Niente soldi e nemmeno una figura, una ditta a cui poter far valere le proprie ragioni perché era tutto creato ad arte, era tutto fittizio. I due proprietari di un capannone nella zona artigianale e industriale di Pavullo ne sanno qualcosa: nel luglio scorso si sono trovati il loro stabile occupato, pieno di 2500 metri cubi di stracci dentro e anche nel cortile. È partita dalla loro emergenza l'indagine che ha stroncato il maxi giro e che ha visto appunto protagonisti i militari del Nucleo investigativo del gruppo dei carabinieri forestali di Modena, assieme ai colleghi della Compagnia di Pavullo. E così, sotto l’egida della Dda di Bologna (pubblico ministero Stefano Orsi) sono partite le indagini, che grazie a intercettazioni e videosorveglianza, hanno ricostruito lo smaltimento illecito dei rifiuti speciali ottenuti dalle lavorazioni tessili: cascami e ritagli, che venivano classificati illecitamente, per eludere i controlli, come materia prima secondaria o sottoprodotto. Per essere tali questi rifiuti devono essere tracciabili e la loro destinazione un luogo effettivo di riciclaggio: in quelli sequestrati dalla Forestale nulla di tutto questo. Le dite affidatarie per lo smaltimento erano fittizie, con nomi e timbri su documenti storpiati. Dunque migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, gli scarti di lavorazione dei laboratori tessili cinesi di Prato disseminati illegalmente in decine di capannoni di Emilia e Veneto: una rete di depositi per lo stoccaggio che ha fatto scattare ieri blitz nelle province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Forlì Cesena, Prato, Livorno, Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Rovigo, Verona, Mantova e Perugia. Come accennato due sono gli arrestati. Si tratta di G.V., 40 anni, nativo di Treviso e abitante a Bologna, già in carcere per fatti simili in base all’inchiesta della Dda di Firenze. Ai domiciliari A.G., 53 anni, di Mantova. Il primo è indicato come la mente, l’organizzatore del giro, l’altro si occupava della parte “amministrativa”. Una gestione del business che avveniva attraverso società di cui avevano l’utilizzo e il controllo senza ricoprire in esse alcuna carica o ruolo: la disponibilità delle aziende è costituita dal fatto che i reali rappresentati legali o titolari firmatari risultano essere in realtà semplici “prestanome”. Oltre ai due arrestati, ci sono inoltre diciotto indagati a vario titolo per lo smaltimento illegale.

Tra questi un modenese, O.V., 74 anni, residente a Nonantola. Un faccendiere già noto alle forze dell’ordine per altre vicissitudini simili. Nel caso specifico, come ritiene la Forestale, avrebbe fatto da intermediario, da prestanome, adoperandosi per conto del giro nel reperire in provincia e anche fuori provincia alcuni luoghi dove stoccare. Coinvolto, ma non indagato, anche un pavullese sui 60 anni che avrebbe avuto solo un ruolo marginale, pare soltanto nei contatti tra il 74enne e i proprietari del capannone. —



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