Artioli racconta l’avventura Bugatti tra mille retroscena e nuovi progetti
Sono 600 gli appassionati che partecipano al meeting Arrivi da tutta Europa, vetture storiche e un libro-verità
«Che cosa provo quando torno qui alla Bugatti a Campogalliano? Malinconia per un progetto finito ma anche soddisfazione per vedere quanto sia forte l’attaccamento di tanti appassionati e collezionisti che, a partire dal paese, mi fanno sentire l’attaccamento a un marchio e a un’auto che abbiamo fatto rinascere».
A 86 anni Romano Artioli, il patron della “Fabbrica Blu” da dove sono uscite le EB110 e dove è stato progettato e realizzato il prototipo della EB 112, attraversa a passi lenti i vialetti che passano tra i tre edifici che dall’88 al ’95 videro passare operai e tecnici accomunati dalla voglia di creare “la più bella macchina del mondo”. Quella che raggiunse il record mondiale di velocità per auto di serie, superando i 351 km/h, prima e unica all’epoca con telaio in carbonio e il prezzo di un miliardo di lire.
Oggi, un quarto di secolo dopo il fallimento della fabbrica gioiello, la ex Bugatti ospiterà un meeting con i proprietari di quelle vetture Made in Campogalliano e di quelli che hanno le Lotus prodotte nel periodo d’oro. Anche lì l’intervento di Artioli fu decisivo: l’azienda inglese sull’orlo del baratro, che aveva perso in tre anni l’equivalente in sterline di 200 miliardi di lire, fu rilanciata dall’imprenditore italiano nel 1993. Con lui nacque il nuovo modello che portava il nome della nipote Elisa: anche lei partecipa alla giornata come organizzatrice assieme alla figlia di Artioli, Isabella.
Un meeting e un libro. E ora un altro progetto?
«Da anni mi hanno chiesto, via mail o di persona, di raccontare quello che ho visto e vissuto in Bugatti. Ho risposto a migliaia di mail; mi sembrava che un libro fosse la via più semplice per parlare con tante persone».
Togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa
«Nessuna polemica, ho chiamato le cose con il loro nome. Certo, quando ci sono state scelte progettuali sbagliate ho fatto riferimento ai loro autori. Tutto documentato nel libro, anche quando si trattava di grandi nomi usciti dalla Ferrari».
Rivalsa o polemica?
«Ma ci mancherebbe! Su oltre 200 pagine solo pochi paragrafi per spiegare ai lettori tempi e metodi di soluzioni tecniche che ci hanno costretto a rifare di sana pianta parti della vettura».
Restano le vetture prodotte, uno stabilimento che ha fatto scuola, i record
«E anche le esperienze, ma non riparto con le auto. Il marchio è ora del gruppo Volkswagen Audi che realizza vetture eccellenti, nello spirito che fu di Bugatti e che io ho cercato di far rivivere. Non a caso hanno creato la Centodieci e hanno voluto presentarla davanti a questo stabilimento».
Un sogno nel cassetto?
«Mi piacerebbe che questa fabbrica potesse tornare a vivere come l’avevamo ideata, dove il lavoro diventa sogno e non viceversa. Un centro stile, un laboratorio di ricerca avanzata per il mondo dell’auto, magari con l’università? Io ci spero».
Gli organizzatori, Scuderia Nuvolari in testa, si aspettavano 200, 300 persone ma già 600 hanno versato la quota di adesione e si sono prenotati. I primi sono arrivati ieri da tutta Europa. Tra loro spiccava l’industriale farmaceutico svizzero Stefano Martinoli: ha comprato a un’asta la EB 110 di Artioli ed è venuto apposta per farsi autografare da lui il cruscotto. —
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