«Avere un nuovo vescovo sarebbe un bene per Carpi»
La Cattedrale colma di 400 fedeli ha assistito alla lettura della lettera alla Diocesi Dopo sette anni sarà ripristinato il consiglio pastorale che riunisce le associazioni
«Avere un nuovo vescovo? Sarebbe un bene per Carpi. La petizione? L’unica è efficace è la preghiera».
Con il consueto stile, schietto e incentrato sul prossimo e l’accoglienza, don Erio ha “dettato l’agenda” per il prossimo anno pastorale. E lo ha fatto davanti a 400 fedeli durante la sua prima assemblea diocesana in Cattedrale a Carpi, durante la quale cattolici di più estrazioni non hanno esitato a porgergli domande.
«Tre sono gli aspetti del cammino sinodale che ci viene chiesto dalla chiesa e da Papa Francesco - spiega don Erio - Sinodo significa cammino comune. Il primo cammino è quello della santità che il Signore fa con noi, il secondo, della comunione, è quello tra di noi, il terzo è il cammino con la città. Non è bene attardarsi tropo su lamenti, accuse, sul puntare il dito, ma facciamo sì che le nostre energie siano volte ad assorbire la parola di Dio, a ricostruire».
Sull’unificazione Diocesi, «in realtà non è un tema all’ordine del giorno. Ci sono ambiti in cui stiamo cercando di collaborare strettamente, come già succede per la formazione dei seminaristi, il tribunale ecclesiastico, l’istituto di Scienze religiose, il Servizio diocesano di tutela dei minori. Abbiamo inoltre Migrantes e i diaconi, separati ma che collaborano».
E riguardo alla possibilità che arrivi un nuovo vescovo?
«Questo lo deve decidere il Papa - prosegue don Erio - se arrivasse sarebbe bene per Carpi, sia perché si può dedicare interamente al territorio, sia perché sarà qualcuno che conosce meglio la realtà di come lo possa fare io, avendo una Diocesi, a Modena, molto grande». Riguardo alla petizione svelata dalla Gazzetta e firmata da centinaia di fedeli perché venga assegnato un incarico a Cavina e arrivi un nuovo vescovo, don Erio specifica: «Non è stata inviata a me, ma al Papa, penso che la prenderà in considerazione. L’unica petizione efficace, però, è la preghiera. Consiglierei di utilizzare lo stesso tempo per pregare per la Diocesi».
L’arcivescovo ha poi ricordato che Carpi è «terra di testimoni eccezionali» come Odoardo Focherini, al quale auspica si possa dedicare qualche evento o convegno nel 75° della morte. Tra le priorità anche la ricostituzione dei consigli pastorali e soprattutto quello diocesano, mai più rinato dal terremoto del 2012. Il consiglio pastorale diocesano, che riunisce il mondo dell’associazionismo cattolico, vedrà impegnate le parrocchiale le zone della diocesi nei primi due mesi dell’anno pastorale, con una prima convocazione a fine novembre. «In primavera, inoltre, penso a un ulteriore incontro, un’iniezione di speranza, per capire come la chiesa possa essere lievito, luce e sale per questa Diocesi - afferma don Erio - Un contributo alla riflessione ma allargato a tutti i cittadini». Sul tema delicato dell’accoglienza l’arcivescovo ha risposto che «è uno stile di vita e non si limita ai migranti. In Italia abbiamo l’abitudine a politicizzare tutto. All’inizio mi chiedevano: lei è di destra o di sinistra? Io rispondevo: la Chiesa è di destra o di sinistra? È per tutti. Di fronte a persone che muoiono in mare non possiamo patteggiare: vanno salvati. Secondo me Gesù era un radicale di centro». Sulla situazione economica della Diocesi don Erio ha dichiarato di non avere informazioni. —
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