Branco di cinghiali ha devastato un grande castagneto
FRASSINORO. Un castagneto devastato da orde notturne di cinghiali per quattro volte in quattro giorni consecutivi. È successo la settimana scorsa a Fontanaluccia diventata cartina al tornasole di un problema di sovraffollamento di questi animali avvertito un po' in tutto l'Appennino. Su cui non si interviene perché non certificato dai numeri. Che però, paradossalmente, non contemplano casi come questo. «Non ne possiamo più di cinghiali a 300 metri da casa – sbotta Tilde Bimbi - io e mio marito siamo andati per quattro giorni tutte le mattine a rimettere a posto, a mano, le zolle sollevate da questi “aratori”, terreno muschioso estremamente prezioso per la salute del castagno e di tutto un piccolo ecosistema. Ma ormai ci stiamo arrendendo, perché sono troppi ed è una devastazione senza fine». La signora ha chiamato per fare segnalazione di danno, ma le è stato detto che non è titolata a procedere perché Provincia e Regione acquisiscono dati solo dalle aziende agricole. «Il mio è un semplice castagneto di famiglia, e dunque quel che vi succede non interessa a nessuno, nonostante la ricchezza ambientale che rappresenta e il fatto, per inciso, che siamo all'interno del Parco – osserva - La legislazione non tutela me ma non tutela neanche il territorio: come si può pensare di avere in mano un monitoraggio vero del numero di cinghiali in queste zone di crinale se non hanno voce in capitolo? Di aziende agricole qui ne sono rimaste solo due, una a Romanoro e l'altra a Rovolo. E tutto quel che succede altrove? La realtà è che i cinghiali sono troppi, ed è così perché sono stati introdotti in aree dove non c'è più una rete alimentare di contenimento. Non c'è però un censimento efficace, e per questo alle associazioni venatorie sono concesse quote di prelievo stagionale sottodimensionate. Ma i problemi trascurati in montagna sono destinati a riversarsi sulla pianura: è solo questione di tempo». —
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