Ospedale, piano della Regione con “ultimatum” ai sindaci
L’assessore Venturi contro Greco: «Niente baricentrico, costruiamo a Carpi» Per la Bassa standard “mantenuti”, servizi territoriali e mirati ma niente primari
MIRANDOLA. Dimenticarsi l’ospedale baricentrico, il nuovo ospedale verrà costruito a Carpi ma si cercherà di ottimizzare i servizi sanitari a Mirandola e nei Comuni della Bassa, realizzando i progetti già noti e studiando alcuni percorsi e specialistiche in quel che resta dell’ospedale di Mirandola. Prendere o lasciare.
È un po’ in questi termini, da quel poco che trapela, la proposta che la scorsa settimana è stata formulata in Regione ai sindaci della Bassa, convocati d’urgenza per cercare un accordo sulla questione sanità, dopo le progressive manifestazioni di insofferenza dei tre Comuni più importanti (Mirandola, San Felice e Finale), il malcontento di tanti cittadini che abitano anche negli altri sei centri dell’Unione Area Nord e la controproposta del Pd, per provare a disinnescare una bomba di malcontento che in vista delle prossime elezioni regionali ovviamente preoccupa. I toni dell’incontro tuttavia non sono stati così concilianti.
Unico o a parlare (con il presidente Ucman Prandini), il sindaco di Mirandola Alberto Greco, che appena ha accennato all’ospedale baricentrico (ma se fosse veramente baricentrico andrebbe costruito a Cavezzo, di qua dal Secchia...) è stato ripreso dall’assessore regionale Venturi, che ha chiuso ad ogni benché vaga opzione in tal senso. La Regione piuttosto ha controproposto il suo piano, chiedendo ai sindaci di accettarlo a nome dei cittadini. Una firma che sarebbe ufficializzata a Mirandola, con l’autorevole presenza dei vertici regionali della politica sanitaria. Firma per chiudere le discussioni in corso, nel breve volgere di pochi giorni.
Cosa prevedono ad oggi in Regione per la Bassa? In sintesi - dice il documento presentato ai sindaci - l’impegno a “mantenere gli standard attuali dell’ospedale”, potenziando “tutte le attività per patologie ad alta prevalenza, anche croniche”. Infine “garantire percorsi assistenziali integrati tra ospedale e territorio”. Insomma, niente primariati ripristinati, niente ripristino dei posti letto precedenti al sisma (siamo a 124 più sei di day hospital), niente ospedale di zona, ma una sanità “diffusa”. Di fatto il piano che il direttore del distretto ospedaliero, dottor Licitra, sta predisponendo da tempo. A proposito del Pronto soccorso, che continua a soffrire una situazione limite nonostante la “riforma” di agosto, si parla nel documento proposto di uno “studio di fattibilità” per dotarsi di 2 letti e 6 barelle per i pazienti in attesa di ricovero, dimissione o trasferimento e di 4 letti monitorati per la “gestione clinica del paziente critico”. Studio non ancora avviato. A proposito di chirurgia, si parla invece di un “aggiornamento impiantistico del corpo operatorio” con una ridefinizione (si fa cenno ancora aduno studio di fattibilità) degli spazi dedicati alle attività chirurgica e ortopedica, oggi contigue. Altro tema è quello del polo riabilitativo, che si attesterebbe a 14 posti letto, a fronte del progressivo aumento del fabbisogno di riabilitazione. Tema noto e dolente, la Ginecologia, con l’impegno a concludere nel 2020 il concorso per coprire il posto di responsabile della struttura di Ginecologia e Ostetricia. Per il resto si tratta di potenziare gli ambulatori e l’assistenza territoriale. La Regione parla di investimenti per 24 milioni, che sull’ospedale vero e proprio sono 2,2 milioni. Ora parola ai sindaci: dato per plausibile l’ok dei sei sindaci del Pd, resta da vedere cosa decideranno gli altri tre. —
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