Sassuolo, quel lungo applauso dei cinquemila per l’addio al Dottore
«Una persona su mille lascia un buon nome quando muore e questo è il caso». «Abbiamo tutti un debito di riconoscenza con lui». Le lacrime dei dipendenti
MILANO. Un anno e mezzo fa Giorgio Squinzi era in Duomo per “adottare” una guglia, diventando un grande donatore della Veneranda Fabbrica, l’ente impegnato da cinquecento anni nella manutenzione della chiesa. Quel Duomo che lui tanto amava ieri gli ha tributato l’ultimo saluto accogliendo cinquemila persone.
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«Speriamo nascano presto dei nuovi Giorgio Squinzi, questa società ne ha terribilmente bisogno» ha detto con gli occhi lucidi Don Antonio Mazzi, amico di vecchia data del Dottore. E la cerimonia di ieri è stata in linea con il personaggio Squinzi. Un vincente che però non amava le luci della ribalta, distinguendosi per umiltà e umanità. Per farsene un’idea bastava fare due chiacchiere con i tanti dipendenti della “sua” Mapei che ieri pomeriggio si sono presentati in Duomo indossando gli abiti da lavoro: «Per Squinzi noi non eravamo un numero, ma prima di tutto delle persone. E per lui davamo il massimo. Era un capitano d’azienda unico».
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Una celebrazione sobria, unico strappo al “protocollo” il brano dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi eseguito dal tenore Vittorio Grigolo. Un tributo da brividi, doveroso verso un’altra grande passione del Dottore: la lirica. «Il Duomo, così come la Scala, da milanese li sento dentro» diceva spesso Squinzi, già socio fondatore e membro del cda del Teatro alla Scala.
RICONOSCENZA
Il mondo dell’imprenditoria, della politica, dello sport e tanta gente comune ha reso onore a Squinzi, seguendo, in un silenzio quasi surreale, la messa funebre celebrata dal vescovo ausiliare di Milano Erminio De Scalzi. «Siamo qui raccolti per sciogliere il debito di riconoscenza nei confronti di Giorgio, dare un estremo saluto, con affetto, a chi si è distinto per pietà cristiana» - ha detto nel corso dell’omelia l’arciprete del Duomo, Gianantonio Borgonovo - «Una persona su mille lascia un buon nome quando muore e questo è il caso».
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POLITICI IN PRIMA LINEA
Oltre alla moglie Adriana Spazzoli e ai due figli Marco e Veronica, alla cerimonia hanno partecipato anche molti nomi noti, a partire dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, dalla ex numero uno dell’associazione degli industriali Emma Marcegaglia e da Fedele Confalonieri. Dal mondo della politica era presente, tra gli altri, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini: «Perdiamo un grande uomo - ha detto - una persona e un produttore straordinario, diventato anche un gigante dello sport col miracolo Sassuolo. Un imprenditore che ha sempre messo l’etica davanti a tutto. Comunque il Sassuolo, con la struttura dirigenziale che si è dato in questi anni sotto la guida di Squinzi, proseguirà nel solco scavato dal suo patron». Poi l’ex premier Romano Prodi, Pierferdinando Casini, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, l’ex ministro Maurizio Lupi e il sindaco di Sassuolo, Francesco Menani.
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IMPRENDITORI
Nutrita la pattuglia di imprenditori arrivati dalla capitale della ceramica per l’ultimo saluto a Squinzi: da Stefani della System a Savorani e Cafiero, rispettivamente presidente e direttore di Confceramica, passando per Mussini della Panaria. Giusto per citarne alcuni. Mischiati a loro anche tanti tifosi del Sassuolo Calcio.
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LUNGO APPLAUSO
Sui titoli di coda monsignor Borgonovo ha ringraziato i presenti, a partire dal prefetto Renato Saccone, dal sottosegretario Ivan Scalfarotto, in rappresentanza del Governo, e dal sovrintendente del Teatro alla Scala Alexander Pereira e del cda della Veneranda Fabbrica del Duomo, Fedele Confalonieri oltre a ricordare «che ogni istante di vita sulla terra vale come l’infinità del domani. Quando una persona cara muore - ha aggiunto - si produce in noi un vortice di pensieri». Non è mancato un riferimento sportivo: «Sono sicuro - ha detto Borgonovo - che il Sassuolo calcio avrà un protettore, un angelo che dal cielo aiuterà la sua creatura».
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I funerali si conclusi con un lungo applauso, che ha accompagnato l’uscita del feretro ricoperto da rose rosse. Squinzi sarà sepolto nella cappella di famiglia a Pero. Il Dottore, infatti, era nato a Cisano Bergamasco solo perché la sua famiglia era stata sfollata a causa della guerra. Da ieri è definitivamente tornato a casa. —
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