Il Pil regionale cresce ma Ferrari avverte: «Un +0,6% non basta»
«L'Emilia-Romagna è un organo sano in un corpo malato», è la sintesi dell’imprenditore modenese Pietro Ferrari, presidente regionale di Confindustria, presentando i dati congiunturali assieme al numero uno di Unioncamere, Alberto Zambianchi, e al direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Tito Nocentini. Il Pil regionale nel 2019 crescerà dello 0,6% contro lo zero secco previsto per l'economia nazionale: «Ma non ci può bastare - aggiunge Ferrari- questo è un Paese che ha accumulato 20 anni di ritardo sulla crescita media degli altri Paesi europei: un dato incontrovertibile, con qualsiasi governo, di qualsiasi colore».
L'indagine congiunturale evidenzia nel secondo trimestre un calo del volume della produzione delle pmi dell'industria in senso stretto dell'0,8% (dopo il -0,7% del trimestre precedente), una riduzione del fatturato dell'1,2% (-0,1% il fatturato estero) e una flessione degli ordini dello 0,7%. Non tutti i settori, però, vedono il segno meno: la produzione agroalimentare cresce dell'1,7% (il fatturato è a +1,8%) grazie al contributo delle esportaziopni (+4%). Passo indietro per il fatturato dell'industria meccanica (-2%), per l'industria metallurgica (-2,3%), la moda (-3,6%).
«Dall'estero arrivano segnali preoccupanti - dice Zambianchi di Unioncamere - Il primo riguarda la guerra dei dazi. Il 7% dell'export agroalimentare emiliano-romagnolo è verso gli Usa, il danno sarà evidente. Si profilano nuove tensioni. In Emilia-Romagna ci sono 235 imprese con azionisti Usa, società con 6,5 miliardi di fatturato e 16.000 dipendenti. E ci sono 466 imprese regionali che controllano imprese americane». —
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