Casa-famiglia impotente con i figli mandati dal tribunale
Contributo di almeno 70 euro al giorno per l’accoglienza e la rieducazione Percorso di recupero complesso. Bergamini: «Incapacità di trovare soluzioni»
MEDOLLA. La vicenda delle case-famiglia nella Bassa è tema che ha a lungo riempito le discussioni e le analisi sulle strategie dei tribunali dei minori e dei Servizi sociali dell’Unione. Troppi gli episodi di microcriminalità contestati ai giovani ospiti perché la politica non se ne occupasse. Ci sono, ad esempio, almeno sei interrogazioni e dieci accessi agli atti firmati dal consigliere comunale Marco Bergamini e anche l’ex sindaco Filippo Molinari espresse tutto il proprio disagio per la situazione tanto da minacciare la chiusura alcuni rapporti di collaborazione.
Nella Bassa ci sono cinque case-famiglia tra Medolla e Mirandola che gestiscono profili piuttosto complessi. Tra queste opera “La Favola Mia”, struttura che da alcuni mesi lavora soltanto con i minori inviati dai tribunali, tanto da diventare una comunità rieducativa. E proprio a “La Favola Mia” si sono intrecciati i percorsi dei quattro ragazzi fermati per la rapina di Mirandola.
La precarietà della situazione degli ospiti emerge anche dal racconto di diversi operatori delle forze dell’ordine. C’è infatti un protocollo operativo che impone precise responsabilità. Quando un minore si allontana volontariamente scatta infatti la segnalazione dei responsabili della struttura al tribunale dei minori, che a sua volta attiva le forze dell’ordine. Capita quindi di trovare i carabinieri impegnati nelle ricerche di un giovane già di per sé problematico che nel giro di qualche ora, o quando lo ritiene più opportuno, fa rientro autonomamente. Si procede quindi alla chiusura delle ricerche e magari alcune ore dopo ci si trova costretti ad aprire una nuova segnalazione di allontanamento.
In caso di incompatibilità manifesta l’unico organo deputato a trasferire il minore ospite della comunità rieducativa è quindi il tribunale, che può attivarsi a fronte di una richiesta diretta dei referenti della struttura in cui alloggiano i ragazzini. I quali, però, vedrebbero venir meno i sostanziosi contributi garantiti per l’ospitalità. Si parla di almeno 70 euro al giorno con picchi che superano i 100 euro e che dovrebbero servire a garantire una vita dignitosa oltre che vitto e alloggio. Si tratta quindi di un imponente giro di denaro che talvolta disincentiva ogni tentativo di intransigenza.
«Da tre anni - scrive Marco Bergamini che conosce attentamente le dinamiche delle strutture di accoglienza per minori - presso costantemente l’amministrazione comunale di Medolla, l’Unione dei Comuni e il servizio minori dell’Ucman per risolvere una situazione che è andata costantemente degenerando. Da tempo era evidente che la struttura non era in grado di gestire quel tipo di utenti, purtroppo le amministrazioni che si sono susseguite a Medolla e in Unione non sono state in grado di trovare soluzioni definitive nonostante le numerose interrogazioni ed accesso agli atti da me presentate. Giusto martedì scorso ho chiesto ed ottenuto la convocazione della commissione Servizi sociali dove ancora una volta ho proposto azioni forti e concrete per risolvere in via definitiva una criticità che Medolla non si merita e che non può portarsi per intero sulla schiena». —
F.D.
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