Modena, la più smart dopo le metropoli «Ma sul 5G servono risposte dall’Ausl»
Quarta per digitalizzazione dopo Milano, Torino e Bologna L’assessore Ferrari: «Occorrono verifiche per la salute»
«Il 5G? Attendiamo le risposte dell’Ausl per eventuali riscontri sulla salute».
Ludovica Carla Ferrari, assessore del Comune di Modena, parla della nuova rete telefonica che rivoluzionerà le comunicazioni e non solo. E lo fa a commento di un grande risultato ottenuto da Modena che è la più smart tra le piccole e medie città italiane. A testimoniarlo la graduatoria White Paper Huawei Smart City che vede Milano, Torino e Bologna sul podio e Modena al quarto posto davanti a Trento.
«Le classifiche sono strumenti di lavoro - spiega Ferrari - ma non sono punti di arrivo. Sono uno stimolo ad andare avanti e in questo caso il risultato è molto buono, perché siamo davanti a tutte le altre città delle nostre dimensioni. Un risultato davvero importante, perché siamo alle spalle di città metropolitane che godono di finanziamenti ben più elevati dei nostri. Per compensare tale differenza, abbiamo dovuto fare affidamento su ingegno, flessibilità e sulle risorse europee, che riusciamo ad intercettare poiché siamo bravi a fare rete tra pubblico e privato».
Ma che cos’è una smart city? A differenza di altre città Modena ha deciso di abbracciare l’evoluzione digitale a tutto campo: «Abbiamo imboccato una strada precisa, a differenza di chi ha scelto un quartiere e lì si è concentrato. Noi ci siamo attivati su tutto il territorio comunale, e anche quelli limitrofi, e in tutti i settori. Quindi ad esempio la scuola, dalle elementari alle superiori e lavorando molto con l’Università, l’associazionismo, la Terza età e anche le donne, perché gli studi ci dicono che le donne sono “meno tecnologiche” rispetto agli uomini. Senza dimenticare i lavoratori e il mondo delle imprese».
La strategia è stata costruita su tre assi: «Il primo è ovviamente quello infrastrutturale e quindi la connettività. Penso ai laboratori digitali nelle scuole, la rete wi-fi del Comune, i chilometri di fibra ottica che volutamente sono stati installati con finanziamento pubblico per garantire che anche in futuro siano una risorsa di tutti. C’è poi l’asse della digitalizzazione dei servizi al cittadino: siamo già un Comune digitale, ma c’è ancora un lavoro enorme da fare in questo campo. Ad esempio in questi mesi stiamo portando tutte le delibere di Consiglio in digitale e native. Infine l’ultimo asse, quello della cultura digitale. Esempio è il Festival Smart Life che si è concluso pochi giorni fa ed è uno degli elementi su cui ci siamo impegnati assieme a tutti gli interlocutori del territorio, come Università, Fondazione, Ufficio scolastico regionale, Camera di commercio ecc. Inoltre ci sono tutta una serie di eventi digitali con diversi target».
Il futuro smart della città fa rima con Data Center: «È in costruzione nella zona Nord (vicino al Palamadiba, ndr) e sarà fondamentale. Di fatto esiste già in via Santi e verrà trasferito nella nuova sede. Sarà il cervellone che consentirà di sviluppare ancora di più la smart city. E avrà una vocazione specifica legato alla Cyber security, grazie alla collaborazione con l’Università. Il Data Center gestirà informazioni sensibili e deve essere maneggiato con grande cura. Provate a immaginare a una falla in un sistema in cui vi sono dati non solo della pubblica amministrazione di Modena, ma anche della provincia e dell’Università. Il Data Center, inoltre, sarà dotato di una “control room”, una sala operativa in cui verranno monitorate tutte le informazioni».
Ferrari affronta anche il tema delle nuove connessioni: «Per il 5G stiamo attendendo che a livello locale e nazionale, in collaborazione con l’Ausl, si facciano tutte le verifiche del caso, perché è una tecnologia che sul piano delle performance promette molto bene e a cui siamo interessati, ma dovranno essere studiati tutti i risvolti sulla salute». —
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