Villino Pollastri, il Tar sbagliò L’ex padrone: «Vittoria amara»
Consiglio di Stato: «Non spettava ai giudici criticare i criteri della Soprintendenza che permetteva i lavori». Marchetti: «Troppo tardi. Ero rovinato, l’ho venduta»
La valutazione della Soprintendenza era corretta e il via libera per costruire era regolare. I giudici del Tar non dovevano criticare i giudizi della Soprintendenza: non è loro compito. Invece la sentenza del 2018 ha finito per dare un giudizio negativo su quell’intervento edilizio che si contrapponeva a quello degli esperti bloccando i lavori, come chiesto da Italia Nostra. Così il Consiglio di Stato che in sede giurisdizionale ha pronunciato una sentenza che ribalta quella di primo grado: Villino Pollastri, la villa liberty in via Sabattini, non è di speciale interesse storico-artistico; la compatibilità segnalata dalla Soprintendenza per costruire sei appartamenti all’interno aveva un fondamento e si basava su un’istruttoria; infine, l’edificio era in stato di degrado e per questo era possibile una riqualificazione. Insomma, Italia Nostra di Modena ha perso la sua battaglia portata avanti in nome dell’integrità estetica di quella villa di quasi un secolo fa non tanto per chi ci vive ma per chi ne fruisce guardandola dalla strada. Ora con il semaforo verde del Consiglio di Stato viene espressamente riconosciuto il valore del parere della Soprintendenza che giudicava favorevolmente i cambiamenti nell’edificio per una porzione del 17% e la suddivisione in sei appartamenti. I giudici amministrativi di appello riconoscono infatti che i colleghi di primo grado travalicavano i limiti delle loro possibilità di giudizio e di legittimità dell’azione amministrativa quando notavano «erroneamente» un’illogicità e irragionevolezza nelle valutazioni della Soprintendenza. I giudici espressero anche valutazione estetiche («Previsto un nuovo corpo di fabbrica completamente dissonante», «Viene eliminato il rigoglioso verde del giardino») quando non è loro compito. Infine: «È incontestato che si tratta di un edificio privato e non aperto la pubblico»; per questo la “fruibilità visiva” dalla strada è insita alle valutazioni del vincolo, compiute correttamente.
È una vittoria amara per Carlo Marchetti, il proprietario della villa: «Avevo ragione, ma non ho nulla da festeggiare purtroppo - spiega l’imprenditore e gestore di hotel al centro di questa battaglia legale - sono stati anni pesanti. Certo, ora ho vinto questa battaglia, ma per me è comunque tardi, troppo tardi: in giugno ho dovuto vendere la villa. Non ce la facevo più». Per Marchetti sono stati tre anni di batoste finanziarie: «Ci ho rimesso quasi 300mila euro. Ho speso 25mila euro di avvocati dovendo pagare anche la controparte in primo grado (mentre ora mi compensano solo le spese legali, un’ingiustizia). Avevo un progetto pronto, invece ho avuto solo guai. Coi mutui bancari non ci stavo più dentro. Ho dovuto vendere un’azienda di famiglia e licenziare 5 dipendenti che lavoravano per noi da vent’anni. La villa l’ho venduta, un bagno di sangue. Tutto questo per cosa? Italia Nostra di Modena dovrebbe interrogarsi su quello che fa. Nel mio caso ha fatto danni colossali e non pagherà nulla». —
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